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Quando accogliamo un animale nella nostra vita stringiamo con lui un accordo.
Un patto vero e proprio di quelli belli tosti! 
Un accordo di reciproca cura e amore che avremo firmato col primo sguardo. Dalla prima volta in cui lo guarderemo e lui ricambierà.

Non è uno sguardo come tanti. E’ il primo! Quello con cui lui ci dice che questo accordo gli va bene. Che a noi affiderà completamente la sua vita: non imparerà a procacciarsi il cibo da solo perché ci penseremo noi, non si curerà perché lo faremo noi, non scapperà perché il pezzo di mondo di cui ha bisogno glielo faremo vedere noi e non si farà una tana perché casa nostra sarà casa sua. 
E’ un patto d’acciaio e amore!

Ma non è un accordo unilaterale. Farà la sua parte e rispetterà i suoi punti: ci riempirà di attenzioni speciali, quelle che sono solo per noi. Scodinzolerà se ne avremo bisogno, starà in silenzio se saremo di cattivo umore, ci leggerà, ci capirà e ci starà accanto in ogni modo possibile fino a quando, esausto, si addormenterà accanto a noi felice di aver onorato i suoi compiti.

Con lui cominceremo da zero. Se siamo adulti torneremo bambini per non lasciarlo crescere da solo e saremo per lui compagni di giochi. Lui per noi diventerà adulto in fretta per stare accanto ai nostri umori e, tante volte, sopportarli. Saremo amici, fratelli, genitore/figlio. Tante cose saremo ma mai padrone e animale.
Liberamente, lui potrà abbandonarci e noi potremo abbandonare lui ma non accadrà. Acciaio e amore. Appunto.

E’ un accordo che raggiunge il massimo sforzo quando inevitabilmente dovremo accompagnarlo sul ponte dell’arcobaleno.
In quel disgraziato momento in cui lui vorrà solo noi e ci ricorderà che con lui abbiamo stretto un accordo… d’acciaio e amore…
Con gli ultimi sguardi te lo ricorderà: “ehi bello, mi devi accompagnare tu, questo era nei patti, eh”.
E noi staremo li sbattuti tra il pensiero di soffrire troppo per un animale e l’immediato senso di vergogna per aver solo pensato questo.
Saremo immersi nella nostra impotenza, nei sensi di colpa, nella fatica che si fa nel ritrovare la lucidità e prendere le decisioni giuste…
E anche in questo caso ci viene lui stesso in aiuto dicendocelo chiaro e tondo che va bene… che ha vissuto bene, che è stato felice, che si è sentito amato e ci assolve da ogni pretesa di potere cambiare il destino.
Non ci resta che scambiare gli ultimi abbracci, salutarlo, ringraziarlo e… lasciarlo andare via, di nuovo scodinzolante.

Saremo soli. Noi e lui. Gli altri non capirebbero.

E i sentimenti che proveremo nei giorni dopo saranno i primi che non potremo condividere con lui che ci guarda da lì, seduto sul ponte dell’arcobaleno.
Sorride e aspetta senza premura che tutto quel marasma di umori trovi non la soluzione ma il suo ordine. La rabbia, il dolore, la solitudine, l’egoismo. 
“Mai più prenderò un altro animale” diremo. Ed è giusto dirlo perché il dolore è insopportabile e rinnegheremo per un attimo quell’accordo che prevedeva anche un momento così.
Ma lui lì, sul ponte dell’arcobaleno aspetterà. Paziente come quando stava ore interminabili a fissare la porta o cercava di riconoscere il rumore della nostra macchina.

Nessun altro animale potrà sostituirlo, è vero. E sarebbe un errore togliere ad un altro animale la possibilità di essere se stesso. Un nuovo carattere, un nuovo modo di amare. 
Ma ogni cosa a suo tempo. C’è un tempo per gli addii e uno per i “benvenuto”.

L’accordo lo dice chiaramente: piccole anime vengono, ci riempiono la vita per un pò insegnandoci un amore sconfinato e poi vanno via dopo aver assolto al loro compito.

E quando lo capiremo volgeremo ancora lo sguardo verso lui che ancora sta seduto sul ponte dell’arcobaleno mentre aspetta che noi togliamo quel guinzaglio che per la prima volta stiamo usando per trattenerlo.
E con lo sguardo ancora innamorato di noi ce lo dirà e ce lo farà capire che lasciarlo andare non significherà dimenticarlo ma conservarlo per ciò che era.
Seduto tra quei 7 colori ci chiederà il nostro più grande atto d’amore nei suoi confronti.

Non lo tira quel guinzaglio. Aspetta che siamo noi a sganciarlo. E anche quando gliel’avremo tolto ancora aspetterà quell’ultima nostra frase che stando a quell’accordo d’acciaio e amore, toccherà a noi dire prima che lui vada oltre il ponte dell’arcobaleno:

“Adesso vai amore mio. Sei libero.”

Un pensiero su “Quel patto d’acciaio e amore con il nostro animale.

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