Una visita a S’Anna di Stazzema e una visita ai social.

Penso, illudendomi forse, che chi è forte non usi mai violenza. Penso allo stesso modo che uno stato debole abbia come unica risorsa la prepotenza.
Quando parlo di stato non parlo nello specifico di polizia, istituzioni o cose così distanti da permetterci di lavarci le mani dai problemi di cui anche noi siamo parte. Parlo delle persone comuni come me che da deboli riversano con odio la propria incapacità di comprendere e capire il prossimo. Il retaggio, la storia degli altri ma soprattutto la nostra stessa storia. Apatici fenomeni da tastiera che se li incontri per strada e li guardi negli occhi abbassano lo sguardo.
Abbiamo un passato fatto di violenza inflitta ad altri popoli ma anche di brutalità subita. Di miseria e di eroismo…
Noi italiani abbiamo tutti gli strumenti possibili per comprendere noi stessi e con la nostra storia comprendere gli altri. Ma la nostra storia dovremmo conoscerla o altro non ci rimane che condividere bufale che 20 anni fa ci avrebbero fatto apparire come gli “scemi del villaggio” al bar del paesino e che oggi ci rendono popolari sui social, e ripetere pedissequamente le stupidaggini di qualcuno che con le stupidaggini ci vive e ci marcia e ci guadagna (non ho nominato Salvini).
Basterebbe appunto conoscere la nostra storia.
Del tutto casualmente nei giorni scorsi ho avuto l’occasione di visitare S’Anna di Stazzema paesino protagonista di una delle stragi più vigliacche della nostra storia più recente.
Pubblico solo tre fotografie per me significative e spero che portino a una riflessione chi mi legge. A prescindere dalle idee personali:
Nella prima l’elenco dei trucidati dai nazifascisti. Vorrei puntare l’attenzione sui cognomi uguali (intere famiglie sterminate), sulle età (anziani e bambini anche di 2 mesi) e sui nomi dai quali si riconoscono tantissime donne. In poche parole uomini, militari, armati, indottrinati che sparano, bruciano e passano alla baionetta donne, anziani e bambini inermi.

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Nella seconda foto la chiesina davanti alla quale un centinaio di più di 500 furono trucidati. Scusate la crudezza, donne in gravidanza sventrate, bambini di pochi mesi gettati in aria e uccisi “sparati” mentre ricadevano. E il prete del paese che tentava di intermediare invano.

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Nella terza foto la statua sull’ossario. Una bambina sul seno della madre. Non è un’immagine simbolica. Le cronache raccontano della piccola Anna Pardini di 2 mesi, trovata sul seno della madre morta e anche lei deceduta dopo due giorni di agonia.
Questi eravamo noi. Solo una settantina di anni fa.

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Oggi commentiamo sui social, con le peggiori frasi figlie di un odio e di un’ignoranza che stiamo subendo senza avere gli anticorpi per debellarla, le immagini di chi ha bisogno di noi, di chi cerca aiuto, di chi si rifugia. Lo facciamo come se scrivere dietro uno schermo ci rendesse immuni dall’odio che ci sta lacerando. Nutrito da politici beoti.
Sarò un illuso ma continuo a pensarlo: gli uomini davvero forti fanno della loro vita uno strumento di gentilezza e con gentilezza risolvono.

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