Come la barba di Nando Broglio mi salvò dagli incubi.

12giugnoBroglio_Ansa
Avevo 6 anni e per raccontare della barba di Nando Broglio devo tornare ad averne 6. Perchè da piccoli non si usano gli stessi criteri che si usano da adulti per valutare storie, situazioni e persone. Per capire cosa ha rappresentato per me la barba di Nando Broglio dovete tornare ad avere 6 anni anche voi!
Parliamo della tragedia di Vermicino. Parliamo di Alfredino. Di un bambino che quando cadde in quel pozzo era mio coetaneo, cosa che amplificò moltissimo le mie sensazioni di bambino. L’empatia e le paure.
Nando Broglio era una delle persone presenti sul posto. Era un “pompiere” (all’epoca così li chiamavo).

Di persone che ebbero un ruolo eroico in quello che fu il primo dramma in diretta in Italia ce ne furono tante: da Pertini presente sul posto accanto alla mamma di Alfredino a rappresentare lo Stato lì dove doveva essere, ad Angelo Licheri, il fattorino magro che senza alcuna preparazione, solo perchè minuto, provò a calarsi e ad afferrare il piccolo. L’ultimo a toccare e salutare Alfredo… Colui al quale Alfredo consegnò la fine dei suoi giochi.

Il volto di Nando Broglio però mi è rimasto in testa in modo particolare: lo trovavo bello, rassicurante, stanco ma mai rassegnato… Provato ma non vinto.

Il mio ricordo personale è legato ai molti incubi che ho avuto dopo quei fatti. Ero un bambino e non potevo razionalizzare eventi, meccaniche, fisica. Tutto ciò che non capivo diventava paura e le cose che non avevo capito erano tantissime!
Giorni dopo la tragedia, capito che le cose non erano andate a finire bene come mi sembrava naturale dovesse accadere, cominciai ad avere terrore delle buche, delle crepe, dei tombini in particolare.
Non ne avevo parlato a casa. Incassai male questa storia e mi ritrovai addosso una marea di incubi notturni e di veglie. Non ne parlai perché il mondo dei bambini è fatto di lieti fine e mi sembrava fuori dal mondo non aver assistito a una chiusa positiva della storia. Innaturale!Ero un bambino e nella mia testa c’era quello che riuscivo a capire.

Ma esattamente come un bambino crea le proprie paure che lascia proliferare nel sonno allo stesso modo crea anche i propri salvagente, le àncore che possano salvarlo. E io avevo creato la mia salvezza.

Quella barba! Irrazionalmente, ovvio!

Il mio era un ricordo confuso di un tizio con un megafono che rassicurava quel bambino, che prometteva cose da fargli fare e lo teneva sveglio.

Senza alcuna logica, da quel momento in poi gli uomini con la barba erano diventati per me simbolo di sicurezza, conforto. Mi fidavo istintivamente.

Ero un bambino, ripeto, e nella mia testa c’era quello che riuscivo a comprendere.

Diventato più grande, alle prime gite con gli amici, mi ritrovai spesso ad avere a che fare con grotte, sentieri notturni e altri ambienti che continuavano a farmi paura. Inconsciamente avevo sempre l’immagine di quell’uomo con la barba e immotivatamente trovavo il coraggio di affrontare una a una queste situazioni.

E’ strano cosa la mente di un ragazzino scelga come fonte di coraggio per le proprie, prime, piccole sfide. Per me era quell’uomo con la barba.

Torno ad oggi. Torno ad avere 42 anni. Le cose cambiano con l’età e cambiano i punti di vista. Adesso conosco la storia di Alfredino, so cosa è un pozzo artesiano, capisco il disastro operativo che ci fu attorno alla vicenda e comprendo che i mezzi e la preparazione non erano ancora pienamente sviluppati come lo sono adesso.

Ora, da adulto, leggo della morte di Nando Broglio e il mio ricordo torna all’81. Provo a capire i sentimenti che lo hanno mosso in quei giorni. Come e dove trovava le forze per parlare per 3 giorni a un bambino, gli argomenti per tenerlo vigile, lo sforzo per nascondere la disperazione evidente in alcune foto, la gestione dell’impotenza umana.

Mi chiedo come doveva essere quella voce per fare in modo che Alfredino volesse sentirla sempre…

Mi domando quanto il rammarico per quella sconfitta abbia accompagnato la sua vita e quella dei soccorritori.

Mi sarebbe piaciuto dirgli una cosa. Forse stupida, forse no. Avrei voluto fargli sapere che quel suo modo di “tenere per mano” Alfredino, di come lo ha accompagnato alla fine, ha salvato dagli incubi inevitabili tutti quelli che come me hanno vissuto quella storia immedesimandosi nello sfortunato protagonista.

La sua barba ha salvato tanti. Io sono uno di quelli.
Riposa in pace.

 

P.S.

su http://www.langelodialfredo.it trovate una pagina dedicata ad Angelo Licheri l’uomo che si calò nel pozzo per tentare di afferrare Alfredino.
E’ malato ed è in difficolta economiche. E’ possibile fare una donazione qualora lo voleste fare.

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