Capaccio, Rotondella, Gambarie…

Tre giorni passati a spasso per il sud Italia. A causa di qualche evento metereologico e altri imprevisti più o meno gravi, mi ritrovo a girare tra le regioni del sud per qualche giorno.
Non male. Colgo l’occasione di riabbracciare Ivan Rufo e Vincenzo Maraio, organizzatori di “Botteghe d’autore”, un concorso che ogni anno viene messo in piedi con grande fatica e tanto orgoglio. Incontrerò Francesco “fonico associato” De Santis che mi farà visitare lo studio di registrazione che ha aperto in un piccolo paese del sud della Basilicata. Il tempo di venire sequestrati in un pub che aprirà il giorno dopo e bere qualche bicchiere alla salute dell’oste, poi dritto verso la Calabria per una data che però, causa maltempo, viene rinviata al mio ritorno dalla Sicilia.
Fa niente. Approfitto per un po’ di solitudine montanara sull’aspromonte. Recupero il trekking che non ho fatto, scarpinando sulle piste di Gambarie. Le pinete sono bellissime, la pulizia lascia a desiderare. Purtroppo. Non si sa mai con chi prendersela in questi casi. Un stato che pulisce è uno stato che non sa educare. Penso alla mia esperienza scout e a come sarebbe facile organizzare corsi nelle scuole per spiegare ai bambini perchè la montagna e in generale il mondo che abbiamo attorno va tenuto pulito. Educazione prima, sempre. Una comunità che educa è una comunità che poi non deve sprecare energie a riparare o pulire.

La sera mi concedo una notte in una bellissima casetta di legno in un camping non ancora aperto. Me la lasciano affittare comunque. Letto, cucinino, bagno. Una di quelle casette che mi sogno di avere.

I proprietari mi terrorizzano dicendomi che dal camping a Cosoleto, dove suonerò, ci vogliono 3 ore di strada. Inveisco. Prendo mappe, faccio calcoli, organizzo tempi. Alla fine scopro che ci vorrà meno di un’ora. Dormo sereno.

Cosoleto è un tipico paesino del sud. La domenica è vissuto dalle donne che puliscono i terrazzini mentre qualche anziano è seduto al tavolo esterno di un bar che però è ancora chiuso. Faccio fatica a trovare un caffè. Da queste parti, quando chiedi un informazione, ti danno ancora del voi. Il sud è accoglienza e misurato rispetto.

Mi dirigo verso Casa Gioffrè, l’agriturismo che mi ospiterà. Il posto è di proprietà del sindaco del paese, Antonio, ma governato da Elena, la moglie. Russa di origine, genovese di scuola, calabrese di cuore.

Ospitalissimi. Senza grandi cerimonie mi fanno sentire a casa come fa la gente del sud: “fai come a casa.”

L’ambiente è un angolo di tranquillità in pietra e legno. Punto la piscina ma il trekking mi chiama. Gli uliveti attorno si fanno ammirare.
L’asfalto che a un tratto incontro, mi fa desistere dal proseguire. Torno indietro. Ho fatto abbastanza.
Breve pranzo, chiacchierata coi proprietari sui nostri sapori, sui nostri paesaggi e sui nostri problemi, sulle nostre soluzioni. Antonio parla del suo territorio con passione e grande serenità. Lui è uno di quelli che è rimasto. che non ha strappato le sue radici anzi, le ha rinforzate.

Sonnellino, piscina! l’avevo puntata dall’inizio. Mi immergo con la scusa di salvare gli insettini da Jimmy, il robot pulisci piscina.
La mia missione è lunga. moooooolto lunga.

Arriva il momento di montare. Panico. Le casse non rispondono bene e non so come far uscire la voce dall’impianto. Alla fine, dopo averle provate tutte, riesco a trovare l’equilibrio giusto.

Concerto. La sera si riempie di amici e altri politici locali che non perdono occasione per parlare delle questioni del territorio. Non si rilassano. Faccio un pò di fatica a coinvolgerli. alla fine mi “accontento” di chi mi sta seguendo e non forzo la mano.

La gente è ospitale. La festa è riuscita. Coi più giovani ci promettiamo di scambiare i profili facebook

La serata scorre tranquilla. Saluto la gente, raccolgo considerazioni e vado a dormire.

In mattinata ancora due chiacchiere con Antonio. I miei complimenti per quello che ha costruito e il mio ringraziamento per avermi accolto. Saluto Elena.

Spero di tornare

Adesso Sicilia. Casa mia. Finalmente.

 

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