Mio amatissimo Giovanni

Eh caro Giovanni, mio amatissimo Giovanni.
Di strada ce n’è ancora tanta da fare, vero…
Finchè non smetteremo di delegare il compito della denuncia a poche persone e fino a quando non la finiremo di trattare chi lo fa come un rompiscatole, la fatica sarà sempre tanta.
Dobbiamo ancora imparare a denunciare le piccole cose. Quelle che sembrano insignificanti. Affrontare la prepotenza invece di fare spallucce e di lasciar correre. Dovremmo riempire le procure di esposti. Pulire, far brillare questo paese. Non dare il tempo alla malerba di attecchire. Ancora c’è tanto da fare Giovanni.
Ho scritto una canzone pensando a te. Per ricordare a me stesso l’importanza di osservare e denunciare. A volto scoperto come solo gli uomini liberi possono.
Ma piano piano qualche passo si sta facendo.
I figli di quegli uomini che non sapevano, non sentivano e non parlavano girano adesso a testa alta con le magliette delle associazioni anti racket, parlano di mafia e non ne hanno più paura. Come dicevi tu “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine.”
Quel botto ce lo deve ricordare tutti i giorni. Alcuni non lo hanno ancora sentito quel fragore. Altri si però. Io non ero lontano. L’ho sentito. Lo conservo gelosamente.
Grazie Giovanni, mio amatissimo Giovanni.
Grazie d’avermi reso orgoglioso di essere siciliano come te.

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