CARLO MERCADANTE, DAL FUTSAL ALLA TARGA TENCO

Fonte:

http://www.pallaalcentro.org/articolo.asp?id=2764&titolo=carlo-mercadante-dal-futsal-alla-targa-tenco#.VfP-kHhX6bl

2/09/2015 – L´allenatore della Juniores del San Giusto è tra i candidati al prestigioso premio

41 anni pochi giorni fa, una vita dedicata a due grandi passioni il futsal e la musica. Carlo Mercadante, siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto, vive ormai da anni a Prato dove ha continuato a coltivare in maniera proficua entrambe le sue passioni. Nel calcio a 5 prima da giocatore, di Maliseti e Pietà in Serie D, e poi da allenatore. Ricostruendo l’under 21 del Prato, dove tra gli altri ha allenato Stefano Dikele Distefano, fenomeno letterario nel 2014 con il romanzo “Fuori Piove dentro pure passo a prenderti”. Questo prima di essere esonerato con la squadra al secondo posto e praticamente ai playoff. L’anno scorso ha accettato la chiamata dell’Agla San Giusto, alla guida della formazione Juniores, proseguendo nel suo percorso con i giovani. In parallelo una carriera da cantautore che negli ultimi anni è stata ricca di soddisfazioni. Nel 2013 la vittoria del Premio “Botteghe d’Autore”, con la bellissima canzone “Niente in tasca”. L’anno scorso la prima prestigiosa apparizione alle Targhe Tenco, nella sezione “opera prima”, con “7 briciole lungo la strada”, quest’anno il bis con la canzone “Sono come nessuno”.
Cantautorallenatore. Per te Carlo potremmo coniare questo nuovo termine?
Già sono terribili i due termini usati separatamente. Se li mettiamo insieme vediamo che esce: misterante? Allenautore? Cantister? … No dai. Teniamoli ben separati. Meglio.
Sei stato inserito tra i candidati alle targhe Tenco 2015 nella categoria “canzone singola”. Sensazioni?
È un riconoscimento della critica. Tra l’altro una conferma. Anche lo scorso anno ero stato inserito tra i candidati della sezione “opera prima”. Sono stimoli e non devono essere più di questo. Quando si comincia a fare musica perché piaccia ad altri, la qualità scade e tutto si appiattisce. Mi fa piacere che la mia proposta venga considerata “interessante”. Lo considero un incoraggiamento ma non una strada da prendere. Il prossimo anno potrei scrivere cose completamente diverse.
Scorrendo la lista dei candidati troviamo nomi come Carmen Consoli, Vasco Rossi, Tosca, Paola Turci, il trio Bersani, Guccini, Pacifico…insomma una bella compagnia.
Il bello del Tenco è proprio questo. Il fatto che prenda in considerazione tutta la musica pubblicata durante l’anno: Non c’è distinzione tra big, esordienti, artisti affermati e altri sconosciuti. C’è pari dignità. Non ci si iscrive al Tenco. Non è un concorso. Il fatto che tra tanti nomi famosi ci siano anche artisti meno popolari, dà merito ai giornalisti di non badare al nome ma alla sostanza. Questa ormai è diventata cosa rara. Si ascolta quello che passa negli stacchetti pubblicitari o che ci viene proposto in overdose dai talent. Non si fa più ricerca diretta. In questo senso Il Tenco fa ancora tantissimo senza discriminazioni.
Come nascono le tue canzoni?
Io dico sempre che chi scrive deve essere prima di tutto un buon osservatore e l’osservazione è un fatto personale. Poi ci deve essere la capacità di descrivere e di rendere l’osservazione fruibile agli altri attraverso testi e composizioni. Tutto questo processo può essere immediato o frutto di un lunghissimo lavoro in fase di stesura. Io non ho un metodo prestabilito. Sembra banale dirlo ma lo faccio e basta. A volte riesco a scrivere cose interessanti altre volte butto tutto nel cestino. Cerco di superare l’emotività del momento e recuperare il senso critico prima di stabilire se una cosa mi piace o no. A volte penso che non riuscirò più a scrivere nulla proprio perché non so esattamente come succede e come si fa. Succede e basta. Fortunatamente per adesso succede.
Siciliano, trapiantato in Toscana. Cosa ti sei portato della tua terra e cosa ti è entrato dentro di quella d’adozione?
Avrei voluto portare le granite per le mattinate calde, ma ai toscani ‘sta cosa non entra proprio in testa! A parte gli scherzi. Siamo due popoli testardi. Caratteri forti. A volte in contrapposizione. Io sono siciliano sempre, ostinatamente. La mia cultura mi ha dato gli strumenti per comprendere le altre ma difficilmente assimilo modi di vivere diversi.
Per fare un esempio, il mio attaccamento al sapore per la malvasia di Lipari mi aiuta a comprendere la passione dei toscani per il vin santo ma difficilmente sostituirò la Malvasia con il Vin Santo. Non è né rifiuto né campanilismo. E’ amore sviscerato per il mio essere siciliano. E anche i toscani sono così, in fondo. In questo siamo simili.
Poi c’è da dire che culturalmente, siciliani e toscani sono stati vicini in un certo periodo storico mettendo le basi per la lingua italiana. Dalla scuola siciliana a Dante… chi vuole approfondisca.
Da allenatore stai lavorando da anni con i giovani, prima al Prato, dall’anno scorso al San Giusto. Come interpreti il tuo ruolo?
Mi piace l’idea di aiutare i ragazzi ad avere una misura. Equilibrio. A quest’età e in quest’ambiente si incontrano tante brave persone ma purtroppo anche qualche piccolo squaletto di quartiere senza scrupoli. Mi piace che lo sport sia un mezzo di auto osservazione e di autocritica. Che rinforzi il carattere.
Ho imparato anche a scegliere le società. Il San Giusto è composto da persone competenti e appassionate. Condividono i valori che propongo ai giovani. Sul piano disciplinare non siamo mai stati in disaccordo. Da altre parti ho visto fare carte false per una vittoria. Lo sport è uno specchio sociale. Come ti comporti in campo da giocatore, così sarai fuori da cittadino. E i comportamenti scorretti prima o poi li paghi. Viviamo in una società civile. Lo sport non è altro che una palestra per prepararli a questo. Ritengo comunque che la mia con i più giovani sia un’esperienza a termine. Quando sarà il momento tornerò ad allenare gli adulti.
Si parla tanto di cultura assente nei giovani di oggi. Parlando di quella musicale, ti confronti mai con i tuoi ragazzi?
Non parlo praticamente mai di musica con loro. Anche perché i ragazzi che ascoltano solo house dalla mattina alla sera rischiano la convocazione. Meglio evitare i confronti. La cultura la fai anche attraverso lo sport. Cerco di allenarli alla curiosità. E’ la curiosità che porta alla cultura. Quando alleno mi piace che sappiano di cosa stiamo parlando non che facciano le cose a memoria. Se chiedono, domandano, vuol dire che sono curiosi e non apatici. Se sono curiosi lo saranno anche in altri ambienti. Tra questi la musica
E poi non mi piace discriminare i ragazzi che ascoltano solo house dalla mattina alla sera. Ripeto, rischiano la convocazione.
L’anno scorso anno zero per la juniores del San Giusto, quest’anno cosa ti aspetti dalla squadra?
Con i ragazzi comincio sempre da zero. È il bello/brutto della categoria. Non li puoi allenare per anni e costruire una progressione come in una prima squadra. Devo insegnare loro il calcio a 5. Non ho giocatori già formati. Tanti iniziano senza sapere che sport stanno facendo. Prato è indietro sulle scuole calcio e sulle filiere. Secondo me chi tra le società prima punterà ai settori giovanili, più possibilità avrà di competere ai vertici. Il San Giusto ha i mezzi per ragionarci. Mi fa piacere che si comportino in modo prudente. Accogliere ragazzi senza avere i mezzi di supporto è sbagliato e pericoloso. Loro sono persone avvedute. Comincerò da zero ancora affidandomi a un gruppetto rimasto dallo scorso anno. Proveremo solo a fare meglio. Poi si vedrà.
Al via della nuova stagione che colonna sonora vogliamo scegliere per questo campionato?
Visto il tema di questa chiacchierata avrei proposto una mia canzone ma l’autocitazione non è mai una buona cosa. Facciamo “Lift me up” di Moby. Solo perché l’ho ascoltata stamattina.

Nicola Giannattasio

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