Il giro del mondo in 60 secondi Ore 17:16’48”- Mindelo (Capo Verde). Storia di Ines.

  • Le storie si svolgono tutte nei secondi successivi alle ore 20:16 del 7 aprile 2015. Quando in Italia è in vigore l’ore legale (utc+2)
  • Alcune parole nei racconti saranno linkabili. Vi porteranno a siti che ho utilizzato per informarmi. Nel caso voleste approfondire. 
  • Nello spazio “commenti, alla fine del testo del racconto potete, se vi va, decidere di continuare la mia storia, immaginando il seguito. Sarebbe gradito 😉
  • Non è difficile che possano esserci qua e la degli errori riguardo nomi, usanze, prodotti o altro. Se li notate e vorrete correggerli, sarà un piacere per me, avere avuto informazioni migliori.
  • Non tutti i servizi orari concordano sugli orari. Io non avendo cugini a cui telefonare sparsi per il mondo, mi sono affidato esclusivamente al servizio orario di google.
  • E’ gradita la condivisione… Tanto non costa nulla 😉

Il giro del mondo in 60 secondi

Ore 17:16’48”- Mindelo (Capo Verde).

Storia di Ines.

 

Fonte foto: http://capoverde.evolutiontravel.it/it_IT/tab/26739_bravo-vila-do-farol.html
Fonte foto: http://capoverde.evolutiontravel.it/it_IT/tab/26739_bravo-vila-do-farol.html

Stanca sfinita e vinta dall’ennesima giornata di lavoro. Se così può essere definito un lavoro in cui passi ore in riva al mare a scavare sabbia e trasportarla in secchi di plastica.

Il sole non è più accesso e caldo come poche ore fa e lavorare in acqua rinfresca certo, ma la salsedine ti corrode gli occhi e la voglia di vivere.

Ines, insieme al suo gruppo, mettono da parte la sabbia che venderanno clandestinamente a chi la userà per farne cemento. Ha già fatto qualche giorno di galera per questo. A capo Verde è vietato estrarre sabbia. L’oceano sta mangiando l’isola, le case più vicine all’acqua crollano ma c’è poco altro da fare.

Le case colorate e il folklore locale, nascono i tanti problemi di questo arcipelago. I turisti godono di queste terre sentendosi piacevolmente presi in giro dalle danze e la musica, che ricordano il brasile, dai colori e le strade, che rimandano all’africa e dagli edifici in stile coloniale, che riportano a galla l’europa colonialista.

Ines, affranta dalla stanchezza, trascina i suoi passi lenti verso Lazaro, suo fratello. Litigano spesso. Lei vorrebbe che anche lui venisse a scavare sabbia, lui non vuole distruggere la sua isola. Meglio la fame che l’autodistruzione, le risponde spesso.

La sua famiglia viveva di pesca fino a qualche decennio fa, poi gli europei, il loro insaziabile bisogno di risorse, la loro fame, vennero a pescare tonni e squali. Fisheries Partnership Agreements. Così si chiama l’accordo. Doveva essere vantaggioso fatto sta che per ogni peschereccio di capo verde, ce n’erano in mare sei europei. Anche meglio attrezzati.

In europa scatolette di tonno inondano i supermercati. L’eccesso viene buttato, eliminato. Ines invece scava la sabbia perché non più in grado di rimettere in mare la sua barca ormai semidistrutta.

Lazaro crea piccole sculture per i turisti e tanto gli basta.

Ines invece scava la sabbia.

Insieme mettono quanto basta per provvedere al cibo di giorno in giorno.

Ines raggiunge Lazaro. Poggia le sue spalle a un muro celeste. Di fronte a lei suo fratello con le sue statuine poggiate su un barile.

Ines sta per urlare. Frustrata dalla stanchezza e da quella vita miserabile. Prima che possa emettere un fiato, Lazaro tira fuori un borsello.

“Guarda” le dice mostrandole dei fogli di carta. “Ho venduto il vecchio peschereccio a gente del posto. L’ho restaurato e l’ho venduto bene.”

Ines prende i fogli in mano, legge, asciuga la vista.

“Abbiamo qualche soldo da parte. Scegli: Europa o Brasile?”

Ines non si rende ancora conto della cosa ma non prova il minimo dolore per l’ipotesi di andare via.

Guarda l’orizzonte verso est e riflette… “L’europa è avida. Ci ha preso tutto e non vuole restituirci nulla. Cosa troveremo?”, dice.

Poi volge lo sguardo verso ovest e le sembra di vedere il brasile. “Potremo vendere gelati sulla spiaggia”…

Poi fissa negli occhi suo fratello. Passa lo sguardo sulle statuine e…

“Sei bravo Lazaro… Potremmo prendere una piccola bottega nella capitale e … rimanere…”

“Lo sapevo, sorellina. Lo sapevo che non t’arrendevi!” risponde Lazaro.


Il racconto finisce qui. 

Adesso se vuoi puoi:

  • Dare un seguito alla storia, puoi farlo scrivendo nei commenti.
  • Dirci se hai visitato questi posti, o conosciuto persone provenienti dal luogo della storia e raccontarci la tua esperienza e la tua opinione.

Appuntamento a domani 

Se decidi di commentare e iscriverti al blog, riceverai per email una delle canzoni inserite nel prossimo album. In anteprima.

Elenco completo delle storie

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