Il giro del mondo in 60 secondi ore 14:16′:44″ – Jersey City (New Jersey). Storia di Joseph.

  • Le storie si svolgono tutte nei secondi successivi alle ore 20:16 del 7 aprile 2015. Quando in Italia è in vigore l’ore legale (utc+2)
  • Alcune parole nei racconti saranno linkabili. Vi porteranno a siti che ho utilizzato per informarmi. Nel caso voleste approfondire. 
  • Nello spazio “commenti, alla fine del testo del racconto potete, se vi va, decidere di continuare la mia storia, immaginando il seguito. Sarebbe gradito 😉
  • Non è difficile che possano esserci qua e la degli errori riguardo nomi, usanze, prodotti o altro. Se li notate e vorrete correggerli, sarà un piacere per me, avere avuto informazioni migliori.
  • Non tutti i servizi orari concordano sugli orari. Io non avendo cugini a cui telefonare sparsi per il mondo, mi sono affidato esclusivamente al servizio orario di google.
  • E’ gradita la condivisione… Tanto non costa nulla 😉

Il giro del mondo in 60 secondi

14:16′:44″ – Jersey City (New Jersey). Storia di Joseph

 

Fonte foto: http://en.wikipedia.org/wiki/Ellis_Island
Fonte foto: http://en.wikipedia.org/wiki/Ellis_Island

– “MI SONO ROTTO LA MINCHIA! ME LA SONO VERAMENTE SCASSATA!”.

– “Joseph, Dio bon! Calmati, per favore.” Franky, cercando di calmarlo.

– “Sono 25 anni che parlo di storia, di società, di antropologia. Ho due lauree, una marea di riconoscimenti e pubblicazioni ma non serve a un cazzo! La gente non impara niente dalla storia. NIENTE!”

Joseph Loiacono, professore di Jersey City di origini siciliane. Con lui l’amico e collega Franky Bisson, Professore di arte all’università di Manhattan. Radici venete. I due amano tenere lezioni all’aperto per i ragazzi della comunità italiana di Jersey City. Per quelli che all’università non ci possono andare.

A scatenare l’ira del sempre pacato Joseph, un articolo comparso su uno dei quotidiani italiani che vengono distribuiti nelle comunità italo-americane.

Un politico italiano perennemente sovraesposto in tv e giornali, parla di ruspe per sgombrare campi rom, di sbarchi da fermare con le navi da guerra e di altre cose che Joseph definisce “sbobba per elettorato da reality show”.

Uno dei ragazzi poco fa ha portato il giornale sostenendo la tesi del politico italiano e Joseph ha dato di matto. Forse per la prima volta in vita sua.

Dopo un attimo di silenzio, Joseph tira il tipico respiro profondo del professore levigato da anni di insegnamento e torna alla sua lezione con un tono più tranquillo anche se ancora irritato.

Tra i due professori e i ragazzi, il tono è sempre stato confidenziale e spesso si ritrovano a parlare quell’americano contaminato da espressioni italiane, che tanto fa ridere al cinema. Tutti vengono dallo stesso quartiere anche se il tempo li ha separati in generazioni.

Qualche schiaffone era all’ordine del giorno ma tra una papìna veneta di Franky e un tumpuluni siculo di Joseph, faceva più paura il secondo.

– “Guardate li teste di scecco!”, dice adesso Joseph rivolgendosi a tutti ma afferrando per l’orecchio dell’allievo col giornale.

Ora ripassiamo la storia!”, prosegue.

– “Che cos’è quella?, domanda.

– “Quella è l’ Ellis Island.”, rispondono tutti in coro.

– “La chiamavano isola delle lacrime. Lo sapete perché?”, domanda.

– “Perché ci arrivavano gli immigrati”, rispondono i ragazzi.

– “Bravissimi! E li è possibilissimo che siano arrivati i nonni e le nonne dei vostri padri e madri. E lo sapete cosa facevano ai nonni e alle nonne dei vostri padri e madri?, Domanda rivolgendosi al ragazzo a cui ancora non ha mollato l’orecchio.

– “Minchia professore non lo so, mi sta facendo male”, risponde il ragazzo con aria sofferente.

– “E se non lo sai tu te lo dico io. Quelli che “accoglievano” – si fa per dire – gli immigrati, gli facevano un esame a vista e scrivevano con un gessetto sulla schiena PG se una era donna incinta, K se c’avevano l’ernia e X se pensavano fossero pazzi. Capito? Li marchiavano come con le mucche. Quelli malati, li rispedivano indietro e pace all’anima loro, quelli buoni se li tenevano perchè c’era bisogno di forza lavoro! E magari li c’era il nonno o la nonna di tuo padre o di tua madre!” termina il professore lasciando l’orecchio ormai viola del ragazzo.

“Ma in Italia non sanno ne accogliere ne respingere. Sanno parlare. Tanto”, aggiunge Franky per intregrare.

Il silenzio regna nonostante la comicità della scena. Gli occhi di tutti puntati sull’ Ellis Island.

Joseph sente di aver colpito e decide di proseguire.

– “Non è che uno si sveglia la mattina e decide di andare a morire durante un viaggio disperato”, continua. “E’ sempre una questione di spostamento di ricchezze e di risorse. Lo dice la storia non io che sono un povero fesso. I meridionali emigrarono nel nord italia non perché fossero poveri ma perché dopo l’unificazione dell’Italia, la fabbriche e i macchinari del regno delle sue Sicilie furono spostati al nord. Seguirono una ricchezza che era già loro. In veneto – correggimi se sbaglio Franky – a un certo punto la terra divenne insufficiente e la popolazione aumentava. In America c’era bisogno di manodopera e dal nord Italia scapparono per venire qui. In Brasile e Argentina è pieno di veneti così.”, gesticolando con le mai

– “Vero! Io ho due cugini a Buenos Aires”, conferma Franky.

– “Voi facevate morire i vostri figli di fame?… e non mi dite di si perchè ve ne dò tante, ma tante….”

– “Gli africani di oggi scappano in Europa perché con la colonizzazione passata, inglesi, francesi, tedeschi e pure gli italiani hanno depredato il loro continente. Il problema non è loro che invadono l’Europa ma che gli europei gli hanno fottuto tutto prima: Oro, petrolio, legno, minerali… L’immigrazione è un effetto. E ora a quelli che vuoi dire? Che devono stare a casa loro? Minchiate con la botta sono!”

Silenzio tra i ragazzi. A Joseph piace quello che lui definisce il rumore del cervello che pensa.

“Quindi! In buona sostanza. Alla luce di quanto detto, riprendendo l’articolo che parla delle ruspe, per concludere: cosa possiamo pensare di questo politico italiano?”

– “Che è solo una emerita testa di minchia, Prof”, i ragazzi. Tutti in coro.


Il racconto finisce qui. 

Adesso se vuoi puoi:

  • Dare un seguito alla storia, puoi farlo scrivendo nei commenti.
  • Dirci se hai visitato questi posti, o conosciuto persone provenienti dal luogo della storia e raccontarci la tua esperienza e la tua opinione.

Appuntamento a domani ore 15:46′:45″ 

Se decidi di commentare e iscriverti al blog, riceverai per email una delle canzoni inserite nel prossimo album. In anteprima.

Elenco completo delle storie

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