• Le storie si svolgono tutte nei secondi successivi alle ore 20:16 del 7 aprile 2015. Quando in Italia è in vigore l’ore legale (utc+2)
  • Alcune parole nei racconti saranno linkabili. Vi porteranno a siti che ho utilizzato per informarmi. Nel caso voleste approfondire. 
  • Nello spazio “commenti, alla fine del testo del racconto potete, se vi va, decidere di continuare la mia storia, immaginando il seguito. Sarebbe gradito 😉
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Il giro del mondo in 60 secondi

ore 06:16′:28″ – Stazione Amundsen Scott (Antartide) 

Storia di Joaquim

 

60 secondi antartideLa bufera fuori non cessa un attimo di gonfiare l’aria di neve. La monotonia del bianco infinito all’esterno non è per niente turbata dalla tempesta gelata che da stanotte si sta abbattendo su questa stazione persa al polo sud.

Eppure il tempo è stato mite fino ad oggi. Ci sono stati solo 47 gradi sotto lo zero.

Joaquim passeggia nervosamente nel refettorio della stazione Amundsen Scott.

Un’enorme struttura perfettamente adibita a piccola cittadina nel nulla. Oltre gli uffici, i laboratori e i centri sperimentazione, ci sono tutte quei servizi che in un piccolo paese non mancano mai: cinema, ufficio postale, sala giochi, bar, ristorante, infermeria… Dopo un po’ ci si abitua. Basta non esagerare con le passeggiate all’esterno per fumare una sigaretta.

A lui poco importa di dove si trova. Lui è uno dei cuochi. Cucinare in un fast food o in una stazione scientifica in Antartide poco gli cambia. Prepara hamburger e frigge patatine.

Joaquin continua a guardare nervosamente la tempesta fuori dalle enormi finestre della sala. Aveva saputo della gravidanza della sua compagna dopo essere partito per l’Antartide. C’avevano provato per anni e perse ormai le speranze aveva deciso di cambiare aria per un po’… Ora, è chiaro che se uno vuole cambiare aria, al massimo cambia città, cambia lavoro, fa un viaggio. Lui aveva decisamente esagerato. Cuoco al polo sud. Per allontanarsi, più di questo non poteva fare.

Teresa diede lui la notizia quando ormai era alla stazione da due mesi mesi. Non poteva crederci. Quel giorno fu festa grande alla mensa. Le porzioni erano molto generose.

Pensò anche di tornare ma Teresa lo tranquillizzò e lo pregò di mantenere il suo impegno. Sarebbe tornato 6 mesi dopo in tempo per assisterla per l’ultimo periodo.

E invece no.

Una gravidanza non facile ma sempre sotto controllo e adesso la sua Teresa sta per affrontare un parto prematuro. Non di molto, ma pur sempre prematuro e rischioso.

Joaquim era stato avvisato di questa situazione dalla sorella, la sera precedente. Adesso guarda fuori e impreca che i tecnici sistemino al più presto i collegamenti saltati a causa della tempesta. Lui non può fare nulla. Non ci capisce molto. Lui cucina e basta.

– “Ci saranno 500 scienziati pluri-specializzati in qualsiasi cosa qui dentro. Non riescono a ripristinare un cazzo di collegamento”, continua a ripetere battendo ritmicamente e nervosamente i pugni sul vetro.

Accanto a lui Philip e Valery. Al primo, suo amico è collega, è toccato l’ingrato compito di fare la spola tra Joaquim e i tecnici che vista la situazione, stanno tentando di trovare un sistema per collegarlo all’ospedale. Alla seconda, la complicatissima missione di tenerlo calmo. D’altra parte non è che possono prendere un aereo o una macchina e partire… bisogna solo pregare o imprecare.

– “Santo Dio aiutaci”, esclama Valery. Atea.

Strano come in queste situazioni anche il più scettico degli scienziati venga sorpreso a rivolgere un pensiero a qualche Dio che si spera sia sintonizzato… almeno lui.

Philip irrompe improvvisamente nella stanza quasi sfondando la porta. Ha un tablet in mano e urla come un forsennato “SONO COLLEGATO, SONO COLLEGATO!”.

Joaquin corre a prendere il tablet stando attento a non sfiorare nulla che possa far chiudere la telefonata.

– “Joaquim, vieni ti porto in sala parto…”. Dall’altra parte sua sorella sta assistendo Teresa e con skype riprende tutto…

Joaquim seduto ora a uno dei tavoli… Accanto a lui Valery con una mano stringe un braccio di Joaquim con l’altra nasconde un rosario…

Philip, per pudore e rispetto, è seduto di fronte e non guarda il video. Cerca di capire come sta andando leggendo le espressioni dell’amico. Timidamente, lentamente, la sala viene riempita dal personale della stazione. Entrano in punta di piedi. Una piccola comunità che si sta ritrovando nello stesso luogo.

– “Dai piccola, ci siamo quasi…”, Joaquim suda e prova ad incoraggiare la sua Teresa…

Silenzio… Un silenzio infinito. La bufera fuori si zittisce sincronizzandosi perfettamente con quell’assenza di rumore che sembra non finire mai.

Il bambino è ormai tra le mani dell’ostetrica…

Finalmente quello che tutti aspettavano: Un vagito.

I presenti in sala che stanno ascoltando dalle casse del tablet e scoppiano in un boato da stadio con tanto di applausi, urla e fischi.

L’infermiera si accorge del collegamento skype, avvicina la creatura alla telecamera e sorride dietro la mascherina

“E’ una femminuccia”, dice “e sta aspettando papà”.


Il racconto finisce qui. 

Adesso se vuoi puoi:

  • Dare un seguito alla storia, puoi farlo scrivendo nei commenti.
  • Dirci se hai visitato questi posti, o conosciuto persone provenienti dal luogo della storia e raccontarci la tua esperienza e la tua opinione.

Appuntamento a domani ore 07:01′:29″ Waitangi (Nuova Zelanda)

Mancano 32 giorni alla pubblicazioni di “60 secondi” sui digital Stores. 

Se decidi di commentare e iscriverti al blog, riceverai per email una delle canzoni inserite nel prossimo album. In anteprima.

Elenco completo delle storie

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