Il canale di Sicilia? Provate a immaginare un palazzo che brucia…

Ok ok…

Proviamo a fare ordine, a capire. Liberiamoci dell’onda emotiva che ci prende a schiaffi solo in determinate occasioni e del quotidiano lavaggio del cervello che un tizio come Salvini sta facendo ai più labili tra i nostri compatrioti per prendere quattro voti in più e continuare a non fare un cazzo nella vita a spese nostre…

Lasciate perdere tutto: barconi, rom, migranti, immigrati. Tutto. Eliminiamo i nostri pareri personali. Per una volta semplifichiamo la scena.

Immaginiamola.

C’è una palazzina in fiamme. Ok? fin qui non è difficile, no?

Palazzina di 6 piani. Fuoco su tutti i piani. Capito no? Fuoco. Brucia. Fa male. I tizi dentro PER FORTUNA non siamo noi. Dio non voglia che capiti a noi. Che capiti ad altri si, magari. Comunque, dicevamo, I tizi dentro non possono usare le scale, non possono aprire le porte, niente. Tutto brucia.

Ok. A quelli che non avessero ancora capito bene la situazione (perchè ce ne sono eh…) chiedo gentilmente di accendere un fornello e mettere una mano sopra.

Fatto? male? Ecco… Ora avete presente il minimo del calore in una palazzina che brucia.

Adesso immaginiamo che noi tutti stiamo fuori a guardare. Io e voi. Non possiamo fare nulla. Abbiamo detto che brucia, mica ci avviciniamo… Non tocca a noi avvicinarci. E’ Pericoloso. Possiamo solo guardare e commentare.

Possiamo vedere che qualche volontario butta dell’acqua, ma è poca roba. Lì non possono fare niente nemmeno i vigili del fuoco. Bisognerebbe evitare proprio che scoppi l’incendio… Dall’inizio. Ma quella palazzina evidentemente fa comodo a tanti e chiudiamo un occhio sulle attività all’interno. Non approfondiamo se no ci si confonde.

A un certo punto cominciamo a vedere gente che, spinta dal fuoco, si affaccia alle finestre della palazzina… Dai… immaginateveli. Come vi pare. Non ve lo dico io come e chi devono essere.

Metteteci tutto. Tante categorie di persone. Che vi piacciano o no. Guardateli.

Adesso arriva il momento drammatico di questo film che stiamo inventando (tutto finto eh…). Momento di pathos.

Stanno affacciati e non sanno cosa fare. Non possono tornare indietro. Il caldo sta diventando soffocante, il fumo riempie gli occhi e li fa lacrimare, non si vede nulla e le fiamme avanzano verso la finestra. Capito? Le fiamme stanno andando verso le persone alla finestra… Capito o no? Vabbè, un aiutino: quelli affacciati alla finestra NON SANNO PIU’ CHE FARE. Ok? Ci siamo tutti adesso?

Se ci sono domande fermiamoci un attimo eh? E’ davvero importante capire la situazione…

Noi intanto stiamo sempre a guardare da li. Non troppo vicino che brucia. Magari possiamo immaginare di avere una villetta vicino alla palazzina ed essere in apprensione più degli altri.

ATTENZIONE! Culmine della drammaticità!!!

Alcune persone tra quelle affacciate iniziano a sedere sul bordo delle finestre.

Noi da sotto cominciamo ad essere emotivamente coinvolti: “Noooo, che volete fare?… Aspettate che arrivino i vigili…”. Ma i vigili non arrivano e le fiamme continuano ad avanzare.

All’improvviso uno di quelli al piano più basso ci prova. Tutti noi con gli occhi puntati su di lui. ECCOLO! SALTA!

… E’ un volo di pochi metri… Atterra rovinosamente, ma non si fa tanto male… Alcuni di noi lo soccorrono… Ha un piede slogato, qualche scottatura. Gli danno acqua… lo mettono al sicuro in una delle villette vicine. Provvisoriamente in attesa di soccorsi più seri.

Ok, passato il momento in cui ci si identifica con il nostro coraggioso amico lanciatosi dalla finestra, torniamo a guardare gli altri ai piani più alti…

Cosa faranno? Cosa potranno fare? sono sempre di più affacciati e, ogni tanto devo ricordarlo se no si perde il senso della storia, l’incendio sta arrivando a loro…

Alcuni delle finestre del secondo piano si lanciano. Pensano che è un rischio che dovranno correre. C’è ancora una logica in questa scelta e si buttano.

Noi guardiamo e speriamo… si buttano in 10… 15… qualcuno atterra su qualche macchina parcheggiata sotto, altri su teloni dei negozi… in qualche modo se la cavano… uno di loro no… uno di loro muore.

Sgomento, rabbia, compassione… e qualche cinico col cellulare a filmare. Magari quello con la macchina parcheggiata sotto bestemmia. “Con tutte le macchine che c’erano, sulla mia doveva morire?” Fine dell’empatia per alcuni… E’ pericoloso che si buttino. Ma mica per noi, per le macchine parcheggiate sotto…

Intanto il fuoco è ormai all’apice. Quelli dei piani più alti non possono più scegliere.

Lo ripeto perchè è importante per la nostra storiella: NON POSSONO PIU’ SCEGLIERE.

Tutti si lanciano! dal terzo, dal quarto… anche dall’ultimo piano.

L’ultimo piano… praticamente un suicidio…

Molti di noi esclamano “MA PERCHE’ SI LANCIANO SE SANNO DI TROVARE LA MORTE…”

Però chi di esclama questo, non fa una considerazione importante… E’ vero, sanno cosa trovano ma SANNO ANCHE cosa stanno lasciando. Perchè solo loro hanno visto i corpi bruciati degli altri nella stanza… i più deboli magari, quelli che hanno rinunciato, quelli che non possono lasciare o che non sono arrivati alla finestra… Loro hanno visto e si lanciano dalla finestra sapendo…

Non si tratta più di una scelta logica. Si tratta di una speranza. Si lanciano sapendo di scegliere la “morte migliore” e conservando la speranza di un miracolo. Dalla morte sicura e dolorosa del fuoco alla morte probabile ma più immediata di un impatto al suolo.

Adesso devo chiedervi un piccolo esercizio di immedesimazione… doloroso. Lo so. Voi cosa fareste? Sicuramente stando davanti alla scena potrebbe capitare di farci venire in mente questa domanda. Potremmo dire che è un problema loro, ok? Ma noi cosa faremmo col fuoco al culo e con solo una finestra davanti?… Ok, Fine del momento “Stanislavskij”.

A centinaia adesso si lanciano. Li vedete? Forse no, non tutti. A questo punto infatti, il racconto si fa raccapricciante. Splatter. Corpi schiantati sull’asfalto, uno sull’altro. alcuni si muovono ancora… e non tutti vogliono vedere.

Forse è troppo da immaginare. Molti distolgono lo sguardo e preferiscono aprire la gazzetta dello sport o guardare il reality di turno. Molti non ci vogliono pensare e basta, altri filmano e commentano su twitter.

La nostra indignazione comincia a farsi sentire e i più attivi di noi cominciano a dire cosa si SAREBBE DOVUTO fare…

– “una rete sotto. Dovevamo mettere una rete sotto”

– “si ma chi doveva metterla?”

– “Ah non noi! I vigili del fuoco!”

– “Ma i vigili del fuoco non ci sono. Non li hanno mandati”

– “ma questa è una piccola città. Nemmeno ce l’abbiamo una rete e nemmeno i vigili abbiamo…”

– “Figurati che mi frega a me, mica vivo li. Basta che non li mandino a curarsi da me poi!”

Altri approfittano addirittura a vantaggio di qualche scopo personale.

– “Tutti questi morti dove li mettiamo? Chi paga le spese? Che muoiano a casa loro! Datemi il voto e farò mettere le sbarre alle finestre. Che muoiano dentro il palazzo!”

Ecco, a questo punto i più distratti in genere si scordano che casa loro stava bruciando. Non è un dettaglio da poco. E’ proprio il motivo motore senza il quale questa storia potrebbe tranquillamente non essere raccontata…

Ma adesso basta… è una favola macabra che non mi piace più raccontare… Non ha una morale, non ha un lieto fine… Non ha niente… Era solo un tentativo di comprendere meglio perchè succede… questo.

Un invito a cercare di capire Perchè quelle anime sono costrette a un salto che probabilmente non vogliono fare nemmeno loro…

Silenzio. Pietà.

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