Il giro del mondo in 60 secondi ore 22:46′:08″ – Goshta (Afghanistan). Storia di Sabiir.

  • Le storie si svolgono tutte nei secondi successivi alle ore 20:16 del 7 aprile 2015. Quando in Italia è in vigore l’ore legale (utc+2)
  • Alcune parole nei racconti saranno linkabili. Vi porteranno a siti che ho utilizzato per informarmi. Nel caso voleste approfondire. 
  • Nello spazio “commenti, alla fine del testo del racconto potete, se vi va, decidere di continuare la mia storia, immaginando il seguito. Sarebbe gradito 😉
  • Non è difficile che possano esserci qua e la degli errori riguardo nomi, usanze, prodotti o altro. Se li notate e vorrete correggerli, sarà un piacere per me, avere avuto informazioni migliori.
  • Non tutti i servizi orari concordano sugli orari. Io non avendo cugini a cui telefonare sparsi per il mondo, mi sono affidato esclusivamente al servizio orario di google.
  • E’ gradita la condivisione… Tanto non costa nulla 😉

Il giro del mondo in 60 secondi

ore 22:46′:08″ – Goshta (Afghanistan)

Storia di Sabiir.

 

60secondigoshta“Non c’è altra scelta… Non altra possibilità… Non potevo fare altro…”

Saabir cerca di resistere al pianto e prova a non sentire il caldo che comincia a fargli mancare l’aria.

Lo spazio è angusto, piccolo. La polvere passa insieme all’aria dagli spiragli di quella cassa metallica. Non riesce a stendere le gambe. Non riesce a farsi spazio tra gli attrezzi.

“Non c’è altro modo”, continua a ripetersi. Stringe in mano quella spilla che qualche ora prima gli era stata regalata dalla vecchia nonna. “Vendila e prova a costruire la tua vita. Cresci in saggezza e in preghiera. Sii grato ad Allah. Pregalo nello sconforto. Sii forte”… Le ultime parole della nonna che aveva organizzato il viaggio.

Non tutti i Pashtum vogliono diventare talebani ma per chi si oppone ad entrare nel movimento, la vita si complica parecchio.

Saabir avrebbe voluto fare una vita tranquilla. Studiare, frequentare la moschea e assistere la nonna nella vecchiaia. Si era defilato dal fanatismo religioso provando anche a cambiare abitazione ma le domande dei fondamentalisti diventarono pressanti: “Perché non vuoi farti vedere? Perché non combatti con noi? Non sei fedele alla Shari’a?”

E dopo le domande, gradualmente, arrivarono le minacce: “Abbiamo già ammazzato tuo padre. Ti perseguiteremo da infedele”…

La nonna gli aveva insegnato altro. L’amore, la compassione, la misericordia…

Sabiir prova a non pensare alla sete. Prova a confortarsi pensando al fratello da raggiungere in Scozia. Lui ce l’aveva fatta. Si erano sentiti qualche giorno prima. Aveva avuto da lui indicazioni su come raggiungerlo e incoraggiamento per il viaggio. Lui lo aveva già fatto e adesso Sabiir prova a ripassare mentalmente quello che avrebbe dovuto fare.

Adesso era nascosto in una cassa porta attrezzi di un tir. La nonna aveva incaricato un trafficante di cui si fidava di organizzare il viaggio. L’uomo aveva consegnato a Sabiir un cellulare da accendere una volta arrivato in Turchia per chiamare un “amico” che lo avrebbe aiutato a proseguire. La nonna aveva consegnato al trafficante tutti i suoi averi per pagare prima il camionista, corrompere la polizia al confine turco e infine lo scafista.

Ripassava il racconto del viaggio del fratello, come per avere una mappa stampata a memoria in testa.

“Lui è arrivato in Iran, poi in Turchia… Lì ha dovuto chiamare qualcuno che pagare due poliziotti… E’ andato a piedi fino in Grecia. Il barcone… Non devo aspettarmi una grande barca. Sarà piccola e dovremo starci in tanti e se incontreremo la guardia costiera, dovremo bucarla per non farci rispedire in Turchia… Devo stare attento. La polizia greca ha riempito di botte mio fratello ma è riuscito a scappare. Da lì in poi dovrò fare come capita. Dovrò trovare un tir e infilarmi dentro oppure camminare… Devo riuscire ad arrivare a Milano… Poi prenderò…”

Sabiir si blocca un attimo per lo sconforto. Ha solo 15 anni e pensando di sentirsi morire già adesso che è partito da poche ore, tutto questo per lui che non aveva mai viaggiato prima, gli sembra impossibile. Lo angoscia…

“Allah sono nelle tue mani” prega…

Respira un altro po’ di polvere e prosegue il suo piano:

“Dall’Italia devo trovare il modo di andare in Francia… Prenderò dei treni. Quando mi scopriranno, mi troveranno senza documenti e mi faranno scendere. Prenderò un altro treno e prima o poi arriverò. Arrivato nel nord della Francia dovrò chiamare mio fratello… lui manderà un amico per venirmi a prendere… Poi, poi sarò un uomo libero e mi farò volere bene…”

“Solo un paio di mesi… è un viaggio di solo un paio di mesi…”

Sabiir cerca di non cedere alla tentazione di consumare la poca acqua che ha. Ha paura. Stringe la spilla, controlla con la punta delle dita che ci sia ancora la foto della nonna, prega…


Il mio racconto finisce qui. 

Adesso se vuoi puoi:

  • Dare un seguito alla storia, puoi farlo scrivendo nei commenti.
  • Dirci se hai visitato questi posti, o conosciuto persone provenienti dal luogo della storia e raccontarci la tua esperienza e la tua opinione.

Appuntamento a domani ore 23:16′:09″ con la storia di Jasur

Mancano 51 giorni alla pubblicazioni di “60 secondi” sui digital Stores. Clicca per un piccolo assaggio acustico.

Se decidi di commentare e iscriverti al blog, riceverai per email una delle canzoni inserite nel prossimo album. In anteprima.

Elenco completo delle storie

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