La zappa sul lombrico, L’incendio di Milazzo e un caso di coscienza.

L’incendio alla raffineria di Milazzo – FOTO di Simone Bertolone

Parlare bene degli amici è roba facile. Infatti non lo faccio mai. Sono amici, non vale se ne parli bene. Però, stavolta ne parlo.

Sebastiano è un mio amico di sempre, di quelli che ci sono, che ogni tanto ti chiedono “come stai”, di quelli che quando non li senti ti mancano e che quando ti chiamano li sfanculi perchè hai da fare. Di quelli che ogni tre parole ci si offende perchè tanto si può. Insomma. E’ un amico.
Sebastiano ha fatto un sacco di esperienze in giro per il mondo dopo la laurea: master, stage e tutte queste belle cose che hanno distrutto la nostra generazione e messo soldi e potere in tasca ai dinosauri che comandano.

A un certo punto ha deciso di svincolarsi dai suddetti e andare a creare una piccola azienda agricola. A casa sua. Piano piano, mattone dopo mattone. Vino, confetture, ortaggi consegnati porta a porta. Chilometro zero, mani nella terra e “cose nostre” insomma, ma nel senso più bello del termine

Ora, per i più distratti, c’è da sapere che qualche giorno fa a Milazzo, ha preso fuoco un serbatoio di una raffineria che, qualche anno fa,  le nostre menti lungimiranti (italiane, non solo siciliane, eh) hanno messo in piedi.

Milazzo, per chi non si intendesse di geografia, è la porta per le Isole Eolie, tutto il litorale è magnifico e da li si arriva a Tindari, Nebrodi e in così tanti altri bei posti, che a nominarli ci passo le ore e le righe.

Così i nostri già citati politici accorti, appunto, e chi li ha votati (perchè qualcuno li avrà messi li, no?) Invece di costruire un aeroporto per incrementare il turismo, per esempio, hanno messo su una bella raffineria. Praticamente come se in un anello, invece che una perlae, ci incastonassero una pallina di cacca di pecora (l’esempio non è elegante, ma oggi non mi sento elegante)

Quindi succede che io che vivo in toscana, per esempio, per andare a trovare la mia famiglia, ci devo impiegare 12 ore tra voli e treni. Oppure un turista, per fare un altro esempio, debba regalare 40 euro alla caronte per due chilometri di traghetto, per visitare una terra che , scusate, so di essere di parte, ma è e rimane la più bella del mondo.

Smetto con gli esempi, se no ci passo le ore e le righe.

Ora, sempre per i più distratti, dovete sapere che una raffineria, produce normalmente una serie di sostanze che disperse nell’aria, bene non fanno. Normalmente, figuriamoci dopo un incendio.

Qeste sostanze disperse nell’aria e ricadendo sul terreno, lo avvelenano contaminando di conseguenza i prodotti della terra. Ortaggi, uva, e altre bontà con sui si fanno confetture.

E qui torniamo all’amico mio.

Lui sa. Lui ha un’azienda agricola e non può non sapere e capire che ciò che adesso verrà fuori dal suo terreno, può essere pericoloso.

Può far finta di niente. Approfittare dell’incoscienza dei più “distratti” e continuare a vendere il suo bel “biologico” oppure fare quello che nessuno in questo cazzo di paese fa. Prendere atto, avere coscienza. (scusate per la parola “paese”)

Sospendere l’attività per non avvelenare, tra gli altri, anche mia mamma che si serve da lui. Sospendere finchè qualcuno, IN COSCIENZA, non gli dica che può riprendere.

Poteva fare finta come normalmente si fa. Ma la normalità non è necessariamente una via onesta.

E’ un amico, ok, ma se non lo conoscessi starei comunque qui a scriverne.

Riporto qui il suo comunicato. Vi chiedo di farlo girare e spero che questo sia uno schiaffo a chi produde pur sapendo di avvelenare. Dalla campania al Veneto.

Ognuno frequenta chi vuole. Queste sono le persone che frequento io. Gonfio il petto e gli auguro il meglio.

Carlo

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