Storia Bianca

 Le giornate meravigliose cominciano sempre così. Ti ritrovi a fare cose che non c’entrano nulla con il dettagliatissimo programma che avevi in mente.

Sarei dovuto andare nel salernitano per un concerto, correre per sistemare la strumentazione, provare, pensare a cosa dire e il resto. Invece la serata salta e mi ritrovo a fare colazione con Daniela, Enrico, Alessia e Melissa. All’improvviso, tutti, senza alcun programma per la giornata.

Ci guardiamo e forse per la serenità che trasmette Albanella, pensiamo all’unisono che oggi, del mondo e dell’orologio, non importerà niente a nessuno di noi.

Con Alessia e Melissa, decidiamo di viaggiare insieme. Le porterò a Roma.

Rimandiamo la partenza di ora in ora per dare spazio a una colazione, poi a un pranzo sulla spiaggia, poi a un caffè.

“Che ore sono? anzi no, non dirmelo. Chissenefrega!” pronunciamo questa frase a turno.

Finalmente, non senza un pò di quella tenera tristezza che hanno i bimbi quando vanno via dal parco giochi, saliamo a bordo e ci apprestiamo a un viaggio che non ha tappe prestabilite ne orari. Dopo qualche chilometro e parecchie divagazioni in siciliano, Melissa crolla e s’addormenta.

Alessia no. Alessia forse sente il dovere di tenermi sveglio, forse semplicemente vuole solo chiacchierare.

Alessia parla parla parla parla… Le viene il dubbio che mi stia annoiando perchè io ascolto senza dire assolutamente nulla. In realtà, quando m’annoio parlo, interrompo, cerco di condurre l’argomento su altri binari. Quando mi piace ascoltare sto zitto. A lungo.

Il rispetto per la riservatezza degli altri, mi ha sempre impedito di approfondire storie che ho incrociato in passato. Un po’ per pudore un po’ per delicatezza, non chiedo mai. Ma stavolta, come quando si sbaglia strada e si trova un paesaggio meraviglioso, decido di farmi raccontare una storia che avevo sfiorato e conoscevo poco.

Così Alessia inizia a parlarmi di Lei, di una ragazza che cattura completamente la mia attenzione. Alessia ne parla con dolcezza, con un filo di quella nostalgia che può avere solo chi ha conosciuto o chi avrebbe voluto conoscere. Mi sento quasi in colpa per non aver approfondito questa storia molto prima.

Bianca è una ragazza di 23 anni da ormai 11 anni, e 11 anni fa scriveva canzoni come se ne avesse avuti 34.

Alessia mi parla di una scrittura matura, di canzoni che ogni tanto canticchia interrompendo il racconto. Mi parla delle parole di Bianca e delle storie dietro quei testi. Di un papà che, invece di subire il silenzio di una voce che si spegne, decide di accenderne altre cento. Cento voci con le quali i versi di Bianca continuano a farsi ascoltare. Di un affetto che invece di lasciare che 1 si sottragga a 1 per diventare zero, riesce a moltiplicare 1 per 100 e farlo diventare non cento ma centomila. Perchè “sai che l’amore ha disegni un pò strani” e perchè i calcoli dell’amore non corrispondono mai a quelli di una calcolatrice.

Alessia parla parla parla e io ascolto…

Silenzio.

Che bello sarebbe conoscerla, penso.

Roma. Saluto Alessia, saluto Melissa. Abbraccio due nuove amiche e vado…

L’orizzonte passa dal celeste al viola, poi esplode in un rosa che somiglia tanto a un ultimo saluto prima del blu scuro della notte.

Mi fermo a un autogrill. Non compro niente. Rimango fuori seduto in un angolo di marciapiede. Metabolizzo la storia, le parole. Cerco di distinguere i sentimenti che ho provato nell’ascoltare il racconto. il dolore certo, ma l’amore. Soprattutto l’amore… soprattutto. Rifletto sulla differenza enorme che c’è tra essere vivi e vivere. Essere vivi è momentaneo, vivere è eterno. Bianca non è viva, ma certamente vive.

Tanti pensieri rimangono privati.

Ho premura di conoscerla, quasi volessi chiederle scusa per non averla notata prima.

Prendo il tablet, cerco. trovo…

Torno in macchina con un sorriso stanco e un pò di nostalgia. Quella stessa nostalgia che può avere solo chi ha conosciuto o  chi avrebbe voluto conoscere.

Silenzio…

Sussurro una promessa che forse può essere ascoltata:

“verrò a conoscerti e avrò per te una rosa Bianca”

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