Recensione “7 briciole lungo la strada” su “l’isola che non c’era”.

Fonte http://www.lisolachenoncera.it/rivista/recensioni/7-briciole-lungo-la-strada/

Carlo Mercadante

7 briciole lungo la strada

Raccontare di Carlo Mercadante e di come arriva al suo disco d’esordio 7 briciole lungo la strada è cosa assai complessa. Ci aiuta prendere d’esempio il suo stesso modo, quello di uno che si avvicina all’interlocutore un passo per volta, senza fretta ed evitando il rischio di fare confusione. Cominciamo dunque da lui, siciliano di Barcellona, poi passato alla Toscana dove vive con la famiglia, a Prato. È schivo e amante della solitudine, ma anche «ingordo di contatto umano», perché «… ogni vita passa accanto a un’altra e la colora. La scalda come il sole a primavera». Il suo blog si chiama “Il timido pensiero”. Per seguirlo si deve “cliccare” sulla scritta: “Non seguirmi, accompagnami”. Che a sua volta si trova in una sezione che si chiama “Piacere di conoscerti”. Potremmo continuare, ma riteniamo di aver reso l’idea. Musicalmente, lasciamo ancora che sia lui a definire la sua posizione, sempre leggendo dal suo blog: «Sono un autore che canta quello che scrive… Cantautore?… sì, forse si dice così. Una volta si chiamavano “trovatori”. In altri tempi raccontavano di amore e gesta eroiche, facevano divertire i signori a corte oppure li facevano impaurire. Io sono più un “cercatore” convinto di non aver ancora trovato nulla, aguzzo la vista e osservo sperando di riportare bene quanto vedo». Ora, si sa, la vita del cantautore è ardua almeno quanto le montagne che lui ama scalare, ma poi «più in alto si va e più grande può apparire un panorama ai miei occhi. E più è bello e più te lo sei meritato tra il peso dello zaino e i crampi ai muscoli».

E allora si parte. Eccolo in cammino lungo la strada (in salita) cominciare a seminare come Pollicino le sue prime briciole. Mette insieme un collettivo di artisti vari (attori e musicisti, fotografi e disegnatori) che chiama con rinnovati echi fiabeschi Sindrome di Peter Pan, sempre in un anelito di condivisione (“condivisione” – e derivati – è una parola che non può non ricorrere parlando di Mercadante, nella sua accezione più nobile e non inaridita dai social network, naturalmente) e arricchimento umano e professionale, in modo da riempire le sue idee musicali e comunicative con altre forme artistiche. Con questo variegato ensemble produce il disco Sempre scattando, sempre in movimento e comincia a farsi notare. Nel 2011 con il brano Fiore di primavera il gruppo arriva in finale al premio Botteghe d’Autore, lo stesso festival dove due anni dopo, semplicemente come Carlo Mercadante, senza ancora un disco ma armato di una delle sue briciole che si intitola #niente in tasca, vince il concorso. È la prima vetta della sua montagna, e se l’è meritata, e comincia a gustare un panorama degno di tale nome. Da quel luogo, dunque, Mercadante riprende la salita e decide di attraversare il sentiero del web, perché ha un’idea: arrivare in vetta alla pubblicazione del disco seminando un poco alla volta le sue briciole-canzoni, briciole-pensieri, briciole-racconti, briciole-idee, condividendo tutto. Rivela i retroscena della produzione di un disco, dalla genesi dei singoli brani alla pubblicazione e nel mezzo tutto quel che c’è, rendendone partecipi i cittadini del mondo internettiano. Con ironia e autoironia, serietà e cura, definisce e descrive passo dopo passo la sua strada: pubblica brevi e sempre divertentissimi video in cui affronta i tanti problemi legati all’attività di un cantautore, propone e comincia a offrire alla vendita le canzoni man mano che ne scrive e registra una (al ritmo di una al mese circa, inventandosi di fatto la vendita a rate di un disco), e dando così a ciascuna la dignità e il peso che meritano. Perché, va detto, queste briciole pesano mica poco, per essere briciole, invero. Proviamo a raccontarle.
L’album si apre con il già citato brano “portafortuna” #niente in tasca, un testo ispirato al libro di Pietro de Viola Alice senza niente”: le parole sono semplici a descrivere un tema drammatico come è quello della disoccupazione e dei giovani che vogliono mettere su famiglia: “… Un giorno/avremo un bimbo nel lettone/un gatto che dorme in soggiorno…”; è deliziosa, con il suo passo orecchiabile e cantabile, e un ritornello che resta nella mente con il suo fischiettare sparso. Perché poi con niente in tasca non si registra con attrezzature sofisticate e strumenti musicali di raffinata fattura, piuttosto si creano timbri nuovi: si fischietta, appunto, si picchiettano le guance, si percuotono oggetti, si inventano nuovi strumenti e nuovi nomi: basso in scatola, kazoo trionfale, percussioni improbabili… infine si registra e questa canzone è così.

Segue È oltre le correnti:  una sorta di cavalcata western che corre ironica ma determinata verso la libertà di pensiero, rompendo gli argini e superando le interferenze rumorose della comunicazione mediatica che filtra e setaccia a suo piacimento la realtà; infine, si leva la voce del maestro Alberto Manzinella sua storica trasmissione “Non è mai troppo tardi” nel momento in cui definisce l’apprendimento di lettura e scrittura il modo «per imparare a conoscere meglio il mondo e noi stessi». L’ultima stella, più lenta e delicatamente semplice in apparenza, nella sua forma di parabola infantile, è in realtà composta da una melodia complessa e da un contenuto importante come è il tema dell’ingordigia sconsiderata della società cui siamo abituati e su cui l’autore invita a riflettere, perché le “stelle” un giorno potrebbero finire. InYes now il cantautore è alle prese con la sua coscienza e con il bisogno di libertà: “Di ogni voto di castità/riconosco la poca coerenza (…) La mia poca moralità/si è ubriacata di troppa impazienza (…) Forse sono ancora in tempo per ricominciare”. Segue uno dei brani più toccanti,Disse l’uomo sulla croce, un testo lontanissimo dai tratti metaforici delle fiabe: qui si affrontano con crudezza e senza filtri gli orrori del mondo, in un incedere inesorabile e angoscioso di percussioni; nell’atmosfera densa la cui suggestione è acuita dalla lettura di un “Padre Nostro” in Aramaico recitato da Fabio Sartor (tra gli attori ne “La Passione di Cristo” di Mel Gibson), si immagina un Cristo che parla secondo l’interpretazione data dall’uomo moderno, travisato e stravolto, in stridente e paradossale contrasto con gli insegnamenti positivi realmente tramandati dall’Uomo crocefisso: “Disse l’uomo sulla croce (…) mangia il corpo della donna che hai mandato sulla strada/bevine anche il sangue e quindi sfama il suo bambino/regalandogli due soldi dopo aver goduto della sua innocenza in un albergo di Bangkok”; immagini fortissime di un brano davvero notevole. 7 miliardi è gradevolmente leggera, allegra nei suoni di chitarra e di ritmo ballabile; visualizza un’umanità che si muove compatta sulla Terra e focalizza l’attenzione sulla responsabilità dei singoli per il bene comune (“ogni tuo gesto è importante/per questo equilibrio affascinante”).
Assai impegnativo è il testo de L’insonne, che in un bel gioco di elettronica e di effetti sonori si pone, per il tramite dell’inquieto protagonista, profondi dubbi esistenziali. La traccia che segue è certamente una delle più belle dell’album: tenera e profonda nel testo,  musicalmente accattivante e morbida, Come padre e figlio è il canto delicato e dolente di un figlio di fronte al genitore alla fine della sua vita, colmo di dolcezza, pudore e grazia, oscillante tra il sorriso e il dolore come è la sintesi di ogni lunga storia d’amore, dove le mani sono rassicuranti “mani che si scaldano e si stringono”, ma anche struggenti “manidi vernice sulle macchie di un rimorso”, finché tutto si ricompone quando “nel buio siamo finalmente padre e figlio”… Davvero una bella canzone.

L’album termina con maggiore levità ne Il timido pensiero: su di un terreno musicale di batteria e chitarra elettrica e nel ritmo che cammina fluido e contagioso, il testo comincia sottovoce, muovendo i passi dalla poesia “Conçao do dia de sempre” di Mario Quintana, recitata da Billy Monteiro, per declamare infine la forza che ha il pensiero quando prende il coraggio di esprimersi e diviene libero, ché “può cambiare il mondo/e può cambiarlo viaggiando in alto”. Ed è così che lo ritroviamo, il timido Carlo Mercadante con il suo pensiero cantato da vette sempre più elevate. E se lo è meritato, e il panorama conquistato si fa più ampio e più bello. Noi lo seguiamo, o meglio, lo accompagniamo nel suo arrampicarsi verso la nuova meta: una tourné davvero sui generis che, sempre in uno spirito di totale condivisione, si fonda sull’“adozione” dell’artista per una sera, mettendo a disposizione la propria casa e un po’ di amici. Lui canterà per voi. Anzi, con voi.

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