Lettera a Giovanni Falcone

Caro Giovanni,
oggi ti commemoriamo o forse ti celebriamo
Ovunque ci sono foto, citazioni e ricordi per te. Non mi dispiace. E’ un modo per continuare a tenere desta l’attenzione nei tuoi confronti, uomo che ha lasciato un messaggio di lotta alla criminalità, tra i più importanti. Un siciliano della migliore specie che ha lottato contro siciliani (e non) della peggiore razza.
Mi piacerebbe però, caro amico mio, che si andasse oltre la commemorazione e la preghiera, che si prendesse coscienza che se vogliamo vivere in un posto più pulito, tocca togliere la spazzatura di torno senza aspettare nessuno.
Ti voglio confessare, che sono stato così anche io. Di fronte al torto, anche piccolo, mi rassegnavo, sorvolavo, “dimenticavo.” Quest’anno però ho avuto a che fare con alcuni dei peggiori farabutti che si possano incontrare sulla propria strada. Purtroppo “quotidiana e per niente rara normalità”. Gente che ti toglie tempo, lavoro, che ti sfrutta fino al massimo e ti sbatte fuori appena ti ribelli, appena chiedi che si rispettino le regole. Gente che comunque vada, alla fine viene sempre servilmente celebrata nonostante le evidenze.
Certo, niente di straordinario in confronto a quelli che hai incontrato tu. Semplici furbetti del quartierino a cui però, troppo spesso, perdoniamo.
Caro Giovanni, non sono i primi che ho incontrato e non saranno gli ultimi.
Stavolta però voglio dirti che non ho sorvolato. Stavolta ho segnalato, denunciato, esposto! Ho superato la paura di essere additato come un rompipalle (scusa il termine), dagli inconsapevoli ed ingenui complici.
In fondo lo sono stato anche io complice. Tante volte. Adesso provo vergogna per le volte che ho sottaciuto, minimizzato. Perchè minimizzare è la migliore arma di chi ha paura di denunciare.
Stavolta non ci ho pensato nemmeno un attimo perchè questa è la gente che ha ridotto questo paese in un covo di furbi acclamati dal popolino che hanno attorno.
Sai Giovanni, qui su facebook non vado oltre le battute, il divertimento e la promozione del mio lavoro. Non tutto è pubblico, però stavolta ci tengo a compiere un ultimo passo in questa ribellione personale. Non si tratta di autocelebrazione, credimi anzi, scrivendoti pubblicamente io mi accuso. Mi accuso di aver avuto paura delle opinioni degli amici o presunti tali, di aver pensato che avrei potuto rovinarmi la piazza, la reputazione, che avrei potuto averne solo danni ricorrendo alla legge. Mi vergogno ma mi sono anche stancato di pensare che i cialtroni girano per strada e chi denuncia si nasconde.
Quante belle foto ti ritraggono sorridente nonostante tutto…
Quelle foto sono la differenza tra l’omertà e la dignità.
Voglio vivere con il sole in faccia. Come te! Voglio che tu sia orgoglioso di me.
“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.” L’hai detto tu.
Caro Giovanni, Questo piccolo sfogo può sembrare esagerato a molti, ma i più non sanno e non capiscono, che quelli delle mie parti, il botto di Capaci, lo hanno sentito bene e non lo vogliono dimenticare.

Ossequi
Carlo.
Uno dei tanti per cui hai cambiato le cose.

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