Vi presento il “Collettivo”: Angelo Mazzeo

Angelo fumetto

“7 briciole lungo la strada” è anche il pretesto per presentare al meglio ognuna delle persone che hanno fatto parte del mio percorso musicale.

L’idea dell’album a rate nasce anche per dare uno spazio maggiore di quello che generalmente si riserva ai musicisti nei credits di un album.

Non mi sembra sufficiente. Ognuno di loro ha dato e dà continuamente una spinta emotiva vitale, spinta che proviene dalle loro esperienze e dalla loro genesi artistica. Ho voluto creare per loro uno spazio più consono per poter parlare di loro e del loro talento.

Ovviamente non posso che cominciare con Angelo “Moai” Mazzeo. Perchè purtr…  Perchè ha fatto parte dei “Sindrome di Peter Pan” quasi da subito.

Perchè gli ho affibbiato il nomignolo “Moai”? Non solo per la vergognosa somiglianza con le statue dell’isola di pasqua, ma anche per lo stesso modo di guardare nel vuoto gli orizzonti lontani… e anche per il naso!

La prima volta che ho avuto a che fare con lui è stato ad un lido che grazie a Dio e al buon senso ho smesso di frequentare. C’era una serata multigruppo. Quelle che per me rappresentano la morte di ogni forma di spettacolo a favore di una più consona (al gestore) vendita di birra ai fans di più band.

Era esattamente com’è adesso! Atteggiatissimo, impettito e con un aria da rockstar vissuta che davvero non lo tolleri. Ovviamente non me ne poteva fregare di meno e dopo aver osservato per ore la cura maniacale con cui stava sistemando la sua postazione, attentissimo a cavi, contatti, jack etc, mi sono presentato chiedendogli di farmi accordare la chitarra con il SUO accordatore.

Lo ammetto, per uno che sta ore a misurare i millimetri che ci sono tra un pedale e l’altro, staccare un jack per fare accordare una chitarra a un altro, è  una cosa che ti urta il fegato in una maniera imponderabile. Fortunatamente il suo atteggiarsi gli impedisce anche di mandarti platealmente affanculo. Un rocker ti guarda dall’alto ma non si abbassa a insultarti.

Questa è una caratterista del Mazzeo che negli anni ho imparato ad assecondare e sfruttare a mio uso e consumo. Tutt’ora accordo con il SUO accordatore, suono con il SUO capotasto, mi collego con i SUOI cavi… Io faccia la faccia da cerbiatto (o da culo a seconda dei punti di vista) a chiedere se cortesemente mi presta l’oggetto di turno e lui dall’alto del suo distacco divino che cede.

Dopo quella serata lo vidi sempre più frequentemente ai miei concerti (all’epoca molto locali). Un giorno me lo ritrovai tra i contatti msn… Io avevo bisogno di una chitarra in più nel gruppo. Volevo liberarmi della mia e cominciare a interagire con la gente lui, anche se non lo ammetterà mai, mi corteggiava.

Detto fatto. Prima volta in sala prove, primo accordo “SSDDRREEEEEEEEEEUNNNNNNnnnnNNWOoooooooooommmmm” I e il Giglio (l’allora batterista) ci guardavamo sapendo che nulla sarebbe stato più come prima. Nel bene e nel male.

Da quel momento, con Angelo è stata una condivisione di tutto: palchi, prove, alberghi, stalle e… accordatori 😀

Con angelo ho potuto sviluppare al meglio il mio lato “teatrale”. Risposte pronte, improvvisazione, duetti. Roba che fino all’epoca da solo non ero ancora capace di fare e che oggi, se sono in grado di fare anche da solo, è anche grazie a questi anni di momenti alla “Gianni e Pinotto” spesso improvvisati e praticamente sempre ostentati anche fuori dallo spettacolo.

Elemento di confronto. Le nostre interminabili telefonate servono a darmi l’illusione di avere avuto un colpo di genio. Dal suo più o meno espresso entusiasmo ormai riesco a capire se ho avuto l’idea più brillante degli ultimi 150 anni o se ho partorito una boiata irripetibile. Lui non me lo dice. Io lo capisco comunque. Da sottolineare che le “pensate” che si sono rivelate più importanti, sono quelle che lui ha drasticamente bocciato. Il mio motto è: “se non piace al Moai, è assolutamente da fare”

E’ anche quello che cura spesso la parte grafica di tanti progetti. Se lo chiami “grafico” si incazza come un fenicottero rosa a cui hanno sbagliato candeggio, però in questo ha talento… e io ovviamente ne approfitto.

Al suo “amore per il pubblico” (o paraculismo che dir si voglia) mi ci sono invece abituato. Uno che è sempre d’accordo con tutti nel gruppo ci vuole se no non è una band seria. Tanto alla fine quando s’incazza esce dal personaggio pure lui.

Di Angelo ammiro la dedizione allo studio. Nonostante l’atteggiamento da rocker usurato dalla vita, è uno dei pochi sempre pronti a studiare, rivalutare, riconsiderare e evolvere. Ormai quando mi presenta l’ennesima versione definitiva della pedaliera, sempre in totale antitesi con l’ultima NON PIU’ migliorabile, lo guardo con sufficienza e misurata pazienza… e un filino di compassione.

Alle chitarre tanti meglio di lui ce ne possono essere come di ognuno di noi nel nostro campo. Lui lo sa. Pochi però hanno avuto una forza evolutiva tanto importante da portarlo a non cedere nonostante le ovvie sofferenze che un progetto musicale come quello che porto avanti ha.

Le avventure di un collettivo musicale

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