Vi racconto il precariato con “# Niente in tasca”

Vi racconto qualcosa sulla prima delle “7 briciole lungo la strada”

E’ doveroso da parte mia ricordare che è una canzone nata dopo la lettura di “Alice senza niente”. Il brano si ispira ai personaggi descritti nel racconto di Pietro De Viola… e ai tanti che non sono descritti da nessuna parte.

A volte è bello anche “rubare” delle storie che altri hanno saputo raccontare e provare a tradurle nel proprio linguaggio. Nel mio caso, la musica.

E’ una storia semplice che ha per protagonisti due trentenni di oggi. Un ragazzo, Riccardo, che veglia sui piccoli sogni di Alice, la fidanzata che affronta la quotidianità dei precari tra colloqui e delusioni, ma che ambisce alla conquista delle piccole cose e della “normalità” della vita: un accessorio da comprare, una casetta, una famiglia.

E’, volendo, una piccola storia d’amore dei tempi del precariato.

Ce ne sono tante in giro. Tutti i giorni ci scontriamo con le storie dei 110 e lode sfruttati in qualche stage o dei giovani lavoratori sottopagati in nero in qualche officina meccanica.

Dirigenti politici e imprenditori che succhiano il futuro dei loro stessi figli in nome di una crisi che non sanno gestire.

Rappresentano un Italia che non ha coraggio. Che delega il rischio di investire sui giovani ad altre nazioni, pronte a metterci faccia e soldi per assicurarsi i nostri talenti.

Le facce dei precari sono il simbolo di una società che preferisce vendere in tv un modello fatto di cafoni di successo, politici in erba senza senza alcun amore per la “cosa pubblica” e urlatori da reality.

Però #Niente in tasca, se me lo permettete, nasconde un messaggio propositivo.

Riccardo, il “narrante” del brano, si attacca con fiducia al futuro non in maniera incosciente, nè con vana speranza.

I precari hanno un dono che può sembrare un fardello, ma fardello non è. Hanno la capacità di inventare e inventarsi.

Chi non ha mezzi li deve creare.

Sembra una triste legge di sopravvivenza, invece nasconde la chiave di un’evoluzione sociale che si sta formando.

Pensate ai “nuovi mestieri”.

Ogni giorno leggo di giovani che stanchi del precariato, si mettono in gioco con le loro idee. E’ vero, non sono storie che la tv passa però ci sono.

Forse dovremmo parlarne di più, raccontarcele. Capire che non c’è nessuno disposto a farci spazio e crearci uno spazio da soli. Trovare esempi in giro e provare a percorrere una strada che non esiste.

Tornando alla canzone, #Niente in tasca è volutamente suonata con mezzi poveri e in condizioni di registrazione difficili. Volevo mettermi in condizioni precarie e provare a tirare fuori il meglio dal poco con cui avevo deciso di suonare e far suonare il pezzo.

Tutti quelli che hanno partecipato alla stesura dell’arrangiamento, hanno capito lo spirito e il tema proposto ed ecco che oltre alle bustine di zucchero, agli elastici che hanno sostituito il basso, alle percussioni che altro non sono che la mia faccia presa a schiaffi 🙂 , sono spuntate fuori chitarre vecchie, pianoforti scordati,  bidoni, bicchieri e altra roba assolutamente improponibile

Anche quando siamo stati in studio per voci e chitarre, abbiamo pensato di fare al massimo un paio registrazioni, perchè chi è precario non può permettersi troppo tempo per ottenere un risultato. Il resto è stato fatto in casa con microfoni che manco i peggiori produttori vorrebbero mai vedere.

C’è anche un arrangiamento orchestrale che però è stato realizzato con un semplice programma per la musica e infine anche la copertina è stata creata con un software gratuito on line.

I promo video (che trovate sul canale youtube sindromedipeterpan) sono stati realizzati tutte grazie alla collaborazione dei “fischiettatori precari” del gruppo “# niente in tasca” su facebook. A loro va Infine un abbraccio immenso.  Hanno seguito “l’evoluzione” della canzone sin dal primo giorno, contribuendo attivamente con le loro idee e le loro immagini.

A questo punto qualche curiosità su cosa è stato suonato e da chi in “#Niente in tasca”. Strumenti e nomi che approfitto per ringraziare.

Carlo Mercadante: Voce, cori da doccia, basso in scatola, fischio, bustina di zucchero, (di canna), Guance a schiaffi;

Mario Giglio: Bidone, bicchieri interi e bicchieri rotti;

Giuseppe Scarpato: Chitarra “buona la prima”

Angelo Mazzeo e Glenda Frassi: Chitarre vecchie, zozze e con le corde arrugginite;

Enrico Goldoni: Viole, violini e violoncelli finti, metallofono, pianoforte un altro strumento inquietante sconosciuto ai più;

Gennaro Scarpato: Batteria.

Il brano è stato registrato malamente in diverse case con apparecchiature che manco nei peggiori bar dei sobborghi di Caracas.
Ripreso al TPT studio (Sellano) e al Musical Dream (Montecatini) da Piergiorgio Faraglia e i suoi gatti, Luca Montagnani, Alberto la Rosa.

Missato da Luca Montagnani e Gennaro Scarpato.

#Niente in tasca

Dal 20 ottobre su itunes,  amazon e i migliori digital stores

 

Che la vostra vita vi somigli,

Carlo

Annunci

2 pensieri riguardo “Vi racconto il precariato con “# Niente in tasca”

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...