Guardo le mie canzoni stese ad asciugare, ne fisso una per qualche secondo e penso: “ok, questa ci sarà!”

Stacco il testo dalla mollettina azzurra e cambio “residenza” al foglio attaccandolo con una calamitina tonda e rossa su una barra di metallo. Barra su cui saranno esposte tutte le canzoni che inserirò nel prossimo album. A vista. Che io possa parlarci sempre.

Prendo la chitarra, la suono… questo è il mio benvenuto alla prima canzone scelta.

Il titolo? “L’ultima stella”

La riflessione che l’ha generata?

Mi sono accorto (e non è che ci volesse tanto) che di fronte all’abbondanza, le persone diventano egoiste, pronte ad accaparrare quanto più possibile… Cronaca ordinaria sentire che ci si scanna per il parcheggio più vicino all’entrata del centro commerciale quando ce ne sono 300 ancora vuoti,  botte da orbi per la nuova uscita di qualcosa che sarà regolarmente in commercio per mesi.

Al contrario, sembra che in condizioni di estremo bisogno venga fuori in ognuno il lato più limpido della nostra umanità.

Così, di fronte a disgrazie come terremoti, guerre o carestie, c’è chi è pronto a spogliarsi di quello che ha per provvedere ai bisogni di perfetti sconosciuti. Fatta eccezione ovviamente, per il paio di balordi pronti a sghignazzare al telefono pensando al giro di soldi che le calamità generano.

Eserciti di volontari più o meno preparati pronti ad assistere, nonne che preparano da mangiare e ragazzi con un pallone a far divertire i bambini. Tutto questo spesso in stridente contrasto con paesaggi devastati.

Senza scomodare le tragedie, ho avuto riferimenti anche dalla quotidianità di persone che vivono a stretto contatto con altre in situazioni non facili o da esperienze personali.

Amo scarpinare in montagna (trekking), mi sono trovato spesso in situazioni abbastanza difficili.

Quello che più mi piace quando ci si trova in mezzo alla natura più ostica, spesso con degli sconosciuti, è notare come  il bene privato diventa regolarmente bene comune (il pezzo di cioccolata, il the caldo, il pane), oppure vedere come ci si prende il peso dello zaino altrui o si provvede alle cure di chi sta messo peggio dopo giorni di cammino. Amo riflettere sul fatto che tutto questo non nasce da regole prestabilite, ma semplicemente da ciò che in fondo siamo davvero. Uomini. Nel senso più nobile del termine. L’indifferenza nasce dall’incapacità (e codardia) di sapersi mettere nei panni altrui: “non è un problema mio”, “me ne batto le balle” et simili. L’empatia emerge nel momento in cui si condivide la fatica, la sofferenza, il disagio… Chi è capace di farsi carico dello sguardo degli altri, da carne da traffico urbano diventa uomo.

In una di queste occasione “montanare” riflettevo a voce alta su quanto fossimo “diversi” in quei momenti favolosi ma comunque di disagio rispetto alle abitudini, quanto la fatica del cammino ci aiutasse a “cambiare”

Un ragazzo che era con me, un sacerdote della mia età che scarpinava con noi, mi fece riflettere, al contrario, sul fatto che probabilmente in quell’ambiente non eravamo “diversi” ma perfettamente normali. La diversità dei nostri comportamenti era nella quotidianità che ci incattivisce con i suoi ritmi, le sue pressioni le sue violenze… è ogni giorno che siamo “diversi” ed è in situazioni difficili che invece siamo “umanamente normali”.

Ecco perché il meglio di noi emerge quando davvero ce n’è bisogno…

Penso che dovremmo “educarci” alla nostra normale umanità. Non sempre si riesce ad essere “uomini” tra un bus perso, una mail sgradita e uno spaghetto scotto.

Ritornando alla canzone, ho immaginato un’ipotetica ultima notte di San Lorenzo, una notte fuori dal tempo, una situazione quasi fiabesca. Miliardi di persone, con le loro richieste, spengono ognuno una stella dal cielo. Ogni uomo una stella. Miliardi di uomini, miliardi di stelle. Tutti ubriachi di questa abbondanza finché non rimangono in due… un uomo e una stella, che si guardano… E quell’uomo deciderà di rinunciare al suo desiderio perché tutti possano avere la possibilità di esprimerlo al posto suo…  Nessuno però alla fine, spenderà per se il desiderio legato a quell’ultima stella perché tutti, adesso, si ritrovano nella condizione di far emergere la loro “naturale umanità”. Nessuno priverà gli altri di un bene che ormai è comune.

E’ un raccontino musicato… forse c’è tanta utopia in questo testo, non so… chiudo gli occhi è immagino che sia poco lontano dalla realtà. Mi va bene così.

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2 pensieri su “Mille cose da possedere, una cosa da dividere – L'ultima stella

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