Quando ci indigneremo per i mondiali in Congo.

Fonte https://ambientesulweb.wordpress.com/2012/09/

Non voglio provocare, giuro. Vorrei porgere una riflessione.
C’è molta autocritica in questo post. Non ce l’ho con nessuno in particolare.
Guardate la foto. Il bambino che vedete sta estraendo il coltan che serve per gli smartphone o i tablet che oggi usiamo per condividere l’indignazione per i mondiali, la solidarietà per il popolo disagiato del Brasile e la richiesta di boicottaggio. Eppure questo bimbo, vive e lavora in condizioni disumane. Anche lui. Ma noi tutti abbiamo in mano il frutto del suo sacrificio e nessuno di noi, me compreso, ci rinuncerebbe. Mi chiedo: servirà un mondiale in Congo per accorgerci di loro e indignarci anche per il loro sfruttamento di cui siamo complici, anche se magari, in buona fede?
Penso che nel 2014 sia maledettamente facile essere incoerenti.
Guardiamoci attorno. A casa, fra le nostre cose. Abbiamo bellissimi jeans sabbiati che provocano silicosi agli operai pakistani, scarpe fabbricate in serie da operai cinesi ridotti in schiavitù, condiamo il nostro cibo con salse fatte da pomodori raccolti da immigrati che disprezziamo tanto. etc etc etc…
Ci siamo accorti adesso che in Brasile ci sono le favelas? Povertà?
Se è così, spero possa esserci un mondiale ogni anno in un posto povero del mondo. Ogni anno in un luogo un diverso.
Oppure, ho un’idea più semplice: smettere di postare foto (vere o false che siano) e cominciare a segnare su un taccuino gli sponsor del mondiale. Quelli attorno al campo, avete presente? Segnarli e semplicemente, non comprare più quei prodotti. Chissà quanti di noi cadrebbero alla prova dei fatti.
Vediamo chi di noi ce la fa a passare dall’indignazione all’azione.
Non vogliatemi male.
Carlo

14/06/14

A proposito di scelte e acquisti etici, aggiungo una informazione passatami da un’amica che ha letto il post.

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Ringrazio Flavia Melillo

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