• Le storie si svolgono tutte nei secondi successivi alle ore 20:16 del 7 aprile 2015. Quando in Italia è in vigore l’ore legale (utc+2)
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Il giro del mondo in 60 secondi

ore 13:16′:41″ – Chicago (Illinois).

Storia di Jesse

 

60secondi illinois

Jesse sta per arrivare lì dove ogni giorno si sistema Dwayn per suonare.

Enormi pantaloni appoggiati sui fianchi, boxer in vista e canottiera bianca coperta da pesanti collane. Le braccia tatuate con i simboli della sua gang. In tasca, per la prima volta da 9 anni, non ha la pistola che porta sempre.

Generalmente Dwayn se ne sta seduto su una cassetta della frutta. Lo zaino con la sua roba dietro di lui e i suoi cd ben in vista dentro la custodia aperta, a disposizione dei passanti che possono prenderli in cambio di qualche dollaro.

Dwayn in genere suona il suo sax a pochi metri dalla down town di Chicago.

Ogni giorno la gente si ferma ad ascoltare. Magari chi è in pausa pranzo, col suo sandwich in mano. I bambini saltellano in sincrono col battito dei piedi dell’artista, alcuni passano distratti. Altri sembrano apprezzare il buon blues di quel sax e comprano qualche cd lasciando 5 o 10 dollari nella custodia foderata di rosso. Dwayn, solitamente, accenna a un ringraziamento senza fermarsi.

Jesse non riesce ancora a scorgere Dwayn. “Avrà cambiato posto”, pensa.

Il Primo incontro tra Jesse e Dwayn fu burrascoso. Jesse aveva preso a calci la custodia di Dwayn distruggendo i suoi cd. Stava disturbando la sua zona di spaccio. I tossici non si avvicinavano mai quando quel musicista di strada suonava. Attirava gente. Doveva andarsene.

A irritare ancora di più Jesse fu il fatto di vedere Dwayn continuare a suonare il suo sax nonostante le sue minacce. Non smetteva. Non riusciva a incutergli paura. Arrivò al punto di puntargli la pistola alla testa. Si sentiva provocato ma Dwayn continuava a suonare…

Una pattuglia della polizia in lontananza lo costrinse a mettere via la pistola. “Non finisce qui vecchio stronzo”, gli disse girandogli le spalle.

Dwayn smise di suonare in quell’istante.

“Conosci Robert Johnson?”, lo interrogò improvvisamente Dwayn

Jesse rimase in silenzio, cercando di capire se lo stesse stuzzicando o meno.

“Johnson a un certo punto della sua vita, si trovò ad un incrocio. Come coi adesso. Dovette fare una scelta e lui scelse di dare la sua anima al diavolo per diventare uno dei migliori bluesman al mondo.”

“Io non ho paura nemmeno del diavolo, vecchio”, Jesse.

“Si, lo vedo. Gli hai appena puntato una pistola alla testa”, Dwayn ribattendo.

“Tu sei tutto matto…Vattene da qui. Non passa sempre la polizia!”, rispose Jesse.

“Un giorno io e te faremo un patto, vedrai”, Disse Dwayn porgendogli in regalo uno dei cd rimasti integri.

Con il passare dei giorni, Jesse iniziò ad avere maggiore considerazione per Dwayn. Se non altro perché quel vecchio gli aveva tenuto testa.

Jesse gli portava spesso il pranzo o qualcosa da bere e Dwayn gli parlava dei bluesman e di quella musica nata in principio per esorcizzare la schiavitù delle piantagioni, per rendersi liberi almeno spiritualmente.

Per il resto, Jesse continuava a spacciare e Dwayn a suonare ma… ma quel blues piano piano stava scavando nella carne di jesse… stava arrivando in fondo. “Chissà se esiste un’anima” Pensava spesso Jesse.

Fino a che Jesse, giusto ieri, chiese a Dwayn di insegnargli a suonare il sax. Ne avrebbe comprato uno. Coi soldi facili dello spaccio non era una grossa spesa.

“Ti darò il mio”, disse Dwayn. “Ma ha un prezzo altissimo. Dovrai liberarti della vita che fai. Per sempre”.

Era arrivato il momento del patto. Jesse non se n’era nemmeno reso conto.

Era davvero un prezzo alto. Rinunciare alla gang, alle lotte per le strade, ai soldi veloci e a una vita che in fondo era stata la sua fin da bambino ma quel sax, quegli uomini di cui Dwayn suonava la musica… C’era qualcosa. C’era qualcosa che forse valeva la pena di avere. L’unica cosa che non avrebbe potuto ottenere puntando un’arma. Suonare un sax, far fermare la gente senza minacciarla, colpirla senza ferirla… Era una cosa… una cosa… diversa. 

Jesse è appena arrivato al punto del marciapiede in cui generalmente Dwayn suona. Non c’è. A terra c’è la sua custodia ma lui non c’è.

Jesse apre la custodia. Dentro trova il sax appena lucidato e un biglietto firmato da Dwayn:

“Sapevo che avresti fatto la tua scelta. Esserti liberato è stata la prima lezione. Il resto lo imparerai. P.S. Tranquillo, non sono il diavolo. Il diavolo non sa suonare.”


Il racconto finisce qui. 

Adesso se vuoi puoi:

  • Dare un seguito alla storia, puoi farlo scrivendo nei commenti.
  • Dirci se hai visitato questi posti, o conosciuto persone provenienti dal luogo della storia e raccontarci la tua esperienza e la tua opinione.

Appuntamento a domani ore 13:16′:42″ 

 

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