Anni fa sono stato a Longarone. In cima alla valle del Vajont. Ci sono arrivato dopo una settimana di faticosissimo trekking sulle dolomiti. Ricordo emozioni contrastanti amplificate dalla stanchezza, la sensazione di vertigine nel guardare la valle in basso. Ricordo il senso di impotenza che avevo percepito immedesimandomi negli abitanti ignari che quella notte del ’63 si ritrovarono addosso la sconfitta dell’uomo. Non fu il fango a devastare la valle ma l’ambizione e il desiderio di profitto. Ricordo il silenzio. Indescrivibile… ricordo che quel silenzio fu terapeutico… La rabbia e l’orrore furono trasformati in pace… è una sensazione che ho lasciato li, sulle dolomiti e che non ho ancora ritrovato altrove. Ho promesso di tornare per non dimenticare mai che come uomo sono fallibile, piccolo e corruttibile… La natura che col suo silenzio me lo ricorda, mi da pace. E pace, adesso, auguro a chi ancora ricorda chi ora non c’è più.

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