Per introdurre la 4^ delle 7 briciole lungo la strada, dal titolo “L’insonne” ogni notte, pubblicherò un vostro racconto sul tema. Buona lettura.

Andando a ricercare definizioni spicciole sui vari dizionari per la parola “Insonne”, troviamo principalmente tutto ciò che riguarda l’incapacità di un individuo di prendere sonno per problemi legati ad iperattività o stress. Vari tipi di insonnia vengono descritti sui siti specializzati in medicina: L’insonnia iniziale, quando si vaga per casa cercando di stancarsi con attività come lettura o tv oppure appesantendosi con tisane. Intermittente, quando chi ha il sonno tanto leggero viene svegliato anche da una foglia che cade, Terminale, quando chi ne soffre si sveglia anticipatamente e non riesce a riprendere sonno. Man mano che si spulcia internet, ci si addentra nelle cause, negli effetti e nelle conseguenze e così via. 

C’è un aspetto dell’insonnia che però è poco argomentato.

Essere insonni sembra quasi essere un disturbo che elèva chi ce l’ ha.

Avete fatto caso che l’insonne tende a non nascondere questa sua condizione? Al contrario, quasi si vanta. Un po’ come la sindrome del rocker maledetto: Mi faccio del male, mi amo, mi piace.

Se, qualche volta, vi capita di andare a letto tardi, aprite facebook o twitter e noterete una quantità impressionante di post che riguardano l’insonnia, scritti con un tono quasi di eremitica spiritualità.

In realtà io credo che l’insonne sia perfettamente consapevole di essere vittima di una strana magia. Egli abbandona lo stato di lucida consapevolezza e sicurezza del giorno ed entra in una zona d’ombra in cui non può difendere se stesso dalla propria coscienza.

Tutto sparisce. L’insonne non ha più una società a cui mostrare la sua faccia migliore, non ha la forza per sostenere pensieri in fondo superflui, non ha energie né necessità di urlare più forte degli altri perché l’insonnia è un bozzolo fatto di solitudine e introspezione.

L’insonnia è uno specchio limpido di ciò che realmente si è e si vuole e non si può evitare di specchiarcisi dentro.

Con l’insonnia i pensieri, le motivazioni le mille cose esposte al sole si riducono drasticamente. L’insonne non ce la fa a sostenere tutto ciò che fa parte del proprio quotidiano e rimuginando ossessivamente seleziona, sceglie, discrimina.

L’insonne è debole e si trova in una zona eterea come un uomo che deve sopravvivere in una foresta ostile. Nudo. Con uno zaino in cui può portare poche cose per non morire di fatica.

L’insonne affronta un percorso non voluto. Ad un certo punto, stanco, smette di correre – scappare dal quotidiano vivere e rallenta ma non si ferma. Rallenta… Non si addormenta. E viene raggiunto… e fa i conti… e fare i conti significa farsi le domande che di giorno vengono ignorate, spesso irrise, evitate. Le stesse domande che durante il giorno ci sente ridicoli a porsi e la notte diventano fondamentali. Cosa è importante? Che cosa sto facendo davvero della mia vita, chi sono? Chi sto fingendo di essere… più un’incredibile marea nera di “perché”.

L’insonnia smette di essere maledizione, quando la mattina, chi ne soffre, riesce a partire da queste domande e a queste domande dedica il giorno per dare loro risposta.

Almeno credo. Non so se sia effettivamente cosi. La mia è solo un’idea. Credo ci sia solo un modo per capire. Risolte di giorno le questioni che l’insonne si pone la notte, probabilmente la sera a venire sarà benedetta da un serenissimo sonno.

Carlo

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