Nato a Milazzo cresciuto a Calderà, non posso non ignorare l’enorme influenza del paesaggio che ha accompagnato i miei primi passi, la mia infanzia, la mia adolescenza. Ci sono panorami che segnano la tua vita dal principio fino al tuo ultimo giorno. Come dei genitori… La loro presenza è così prepotente e forte che non puoi non subirla e allo stesso tempo così discreta e importante che non puoi non amarla.

Finiamo per somigliare ai posti che abbiamo vissuto come somigliamo ai componenti della nostra famiglia.

Somigliamo anche al paesaggio che abbiamo avuto negli occhi per gran parte della vita.

Calderà è un piccolo Borgo di pescatori di Barcellona Pozzo di Gotto. Sono cresciuto li, odiando le estati perchè piene di “gente di città” che veniva a fare villeggiatura al mare e amando ogni singolo momento che andava da settembre (a casa i villeggianti) a giugno…

Calderà, come detto, è sul mare. La spiaggia è piena di sassi e per i più risulta scomoda. Noi ragazzini ci correvamo sopra ignorando le ustioni, i pezzi di pece che le barche perdevano e il dolore che i sassi stessi provocavano alle caviglie…

Il mare di Calderà è profondo, fai due passi e o sai nuotare oppure vai in villeggiatura da un’altra parte…

Loro erano li, non avevo mai notato la loro presenza proprio perchè erano di da chissà quante centinaia di migliaia di anni… le vedevo ogni giorno non le notavo mai.

Un giorno mi trovai a fare una gita, ero a Zafferana. Mi portarono al mare ad Acireale… entrai in acqua per il mio bagnetto… iniziai a piangere. Non capivo bene cosa m’avesse provocato quello sconforto enorme. Non lo capivo proprio. So solo che d’improvviso ero angosciato da un’assenza insostenibile, insostituibile.

Tornai a casa dimenticando quello stato d’animo. Di nuovo Calderà, di nuovo il mio mare, di nuovo un passo in acqua per tuffarmi e per la prima volta apparve chiaro alla mia vista quella che qualche giorno prima era stato il motivo della mia improvvisa angoscia… Erano li di fronte a rassicurarmi… Le Isole Eolie, le 7 sorelle… Lipari, la sorella più grande…

Avevo improvvisamente capito che ad Acireale avevo sofferto la loro assenza… come quando ti accorgi di essere legato ai tuoi genitori solo quando non li vedi più…

Da quel giorno tutte le volte che faccio un tuffo in un mare che non è il mio dico sempre che “senza le Isole Eolie non può essere il mare”… ma stavolta sorrido. Sono diventato grande.

Crescendo ho sempre avuto un rapporto di grande timore reverenziale nei confronti delle Isole Eolie… come davanti a un gruppo di vecchie zie della sicilia antica, patriarcale.

Una voglia incredibile di conoscerle ma un rispetto quasi religioso nell’accostarmi.

Da quando le avevo “viste” per la prima volta, non passava attimo del giorno che non volgessi lo sguardo per un saluto.

Il campo di calcio era proprio sul mare… proprio sotto lo sguardo di Lipari. Io sul campo di calcio ci ho passato anni interi. Fate i conti.

Un tramonto, un’alba, un panino col prosciutto della signora Anna, le galline di donna Carmela, i pescatori con le loro lampare al largo… Ogni occasione era buona per guardare…

Hanno custodito i miei segreti, mi hanno visto ridere, piangere, pensare, studiare, lavorare (ho fatto il pescivendolo per un giorno io!) solcare con le dita le mie scritte di sabbia sulla spiaggia.

Ho capito che non dovevo averne paura. Era il limite del mare… Più in la di Lipari non posso nuotare… Era un bel pensiero.

Nonostante un aliscafo da prendere, non ho trovato il coraggio di andarci per anni. Quasi come se non volessi contaminare l’idea mitica che mi ero fatto delle Isole…

Con l’adolescenza, come un ragazzino strafottente dei genitori, arrivò anche il momento di “affrontare” Lipari. Senza più tutte quelle favolose paranoie che m’ero fatto. Si va. L’isola d’estate è meravigliosa ma non l’ho goduta infastidito da migliaia di tedeschi e turisti… era confusionaria come Calderà d’estate. Troppo trucco in faccia. Tornai a casa con un pizzico di delusione mentre i miei amici erano ubriachi di felicità… la mia poca socialità non aveva giovato alla visita.

Per lavoro tornai d’inverno. Quasi annoiato per il viaggio da fare. All’approdo Lipari era un’altra cosa… ero entrato in una favola.

I colori di Lipari ti stordiscono per il significato che assumono… Il bene, il male, il nero lavico dell’ossidiana, il bianco magmatico della pomice. Convivono, coesistono. D’un tratto vedevo in questa piccola Isola, la pià grande delle 7 sorelle, la culla dell’equilibrio cosmico… e forse lo è.

Gli abitanti mi sembravano degli eroi. “E’ pur sempre un’isola, dove vai se non ti va di vedere qualcuno, se hai voglia di scappare, se vuoi farti un giro… MA COME FANNO”… Ho compreso per la prima volta cosa voglia dire amare la propria terra osservando gli abitanti di Lipari… Perchè Lipari è stupenda ma non è facile viverci… I venti (Eolie, da Eolo), il mare che come un enorme padre autoriario decide se puoi uscire o no. Severo e imponente ma buono perchè come un padre ti da sempre da mangiare, La precarietà data dall’origine sismica, i collegamenti difficili, l’acqua e i rifornimenti che mancano se non arrivano le navi… Ma come si fa ad amare cosi tanto un posto nonostante le difficoltà che ti crea?… Li ho ammirati e invidiati, certo che forse non avrei mai avuto un attaccamento così grande alla mia terra come loro per Lipari…

Le risposte se le cerchi arrivano. Ero seduto sulla spiaggia di Lipari, d’inverno, di notte. alle mie spalle il castello, di fronte il mare.  Un pescatore tira su la sua lampara. Bellissima, verniciata con i colori che trovi solo nel mediterraneo più onesto. Mi guarda come se mi conoscesse da sempre e mi dice “…e puru pi stasira u mari ni desi a manciari… I vò du pisci?” (e anche per stasera il mare ci ha dato da mangiare. Li vuoi due pesci?)

Mi venne in mente la famosa canzone di De Andrè, quella con un pescatore semplice e generoso, quello del pane e del vino che chissà perchè ho sempre visto come un Cristo generoso con un perfetto sconosciuto che incrocia la tua strada…

Accettai i pesci, mi sorrise… E’ stato il momento in cui ho capito che agli abitanti di Lipari non mancava nulla, avevano tutto. Pieni e fieri di un’umanità che si è persa tra cellulari, strade di gas e progresso…

Lipari di notte è una favola che non si può raccontare, con persone che non si possono descrivere…

Lipari d’inverno è come guardarsi allo specchio e capire che persona sei veramente…

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