Il mio raffreddore sta durando più delle abituali 6 ore annue!… che stia perdendo i miei superpoteri? Non lo so… speriamo di no.

Da piccolo me la sono vista brutta con una broncopolmonite e i medici mi hanno imbottito di così tanti antibiotici che non ho avuto un raffreddore per decenni. Manco le malattie esantematiche ho avuto. Morbillo, varicella, rosolia… niente! Una volta mi sono fiondato in casa di un amico che aveva 2 figli con la varicella. Niente da fare. Sono come l’uomo ragno solo che invece di sparare ragnatele sparo minchiate…

Comunque sia adesso sto ‘na pezza e mi preparo una tazzona di una di quelle tisane che si comprano in farmacia per far passare il raffreddore in 3 giorni.. cioè lo stesso tempo che ci mette per andarsene gratis, ma la pubblicità era carina e una volta tanto mi sono fatto fregare.

Acqua… microonde… un minuto… no due. Brucia… lo sapevo! Vabbè aspetto un po’. Verso la polverina della salute nella tazza e alternando 2 dita alla volta per non scottarmi, come certe lucertole del deserto che fanno i turni con le zampine d’appoggio sulla sabbia che scotta, la appoggio vicino al mouse del pc… In realtà anche alternando le dita ho rischiato parecchio perché non avevo calcolato la peculiarità umana del pollice opponibile al quale, con tutta la buona volontà, non si può dare il cambio… il mio pollice adesso pulsa ed è di un viola preoccupante…

Sollevo lo sguardo sui miei testi appesi e ne cerco uno in particolare… non lo trovo. Ma come no?… cerco meglio… niente!

La maggior parte dei miei testi credo soffrano di una strana forma di paura dell’abbandono. Nonostante io eviti di riporli nei cassetti e li lasci sempre in vista per non dimenticarli. Questo no. Questo deve aver pensato bene di non darmi la soddisfazione di essere scelto… fa il prezioso lui.

Vabbè, ne stampo una copia… vado a prendere il mouse e infilo inavvertitamente 2 dita nella tisana… E sono urla e decine e decine di imprecazioni delle quali alcune assolutamente mai utilizzate prima dall’uomo nella storia dal medioevo ad oggi. Me ne vanto.

Indice e medio diventano dello stesso colore della tisana… il medio un po’ più rosso a dire il vero…

Stampo il testo di “7 miliardi”, sottotitolo “vita a Babele”… perché io con Babele ci sono fissato ok?

Mi piacerebbe raccontarvi non come, ma dove è nato.

In casa, da mia mamma a Barcellona (in Sicilia non in Spagna… non è che lo posso dire sempre però eh), c’è una stanza separata dalla casa. In mezzo al giardino. E’ stata la mia salvezza per anni. Un’oasi di serenità. Da magazzino negli anni è diventato uno studio, un rifugio, un luogo in cui nessuno avrebbe mai osato fracassarmi le… fracassarmi. Punto.

Con i miei amici era diventata la “stanza fuori dal caos”. Pace assoluta in mezzo alla città.

Partite di calcio in tv, pizzate, discorsi più o meno seri tra amici… Era diventato il punto di riferimento di quei pochi ai quali avevo dato il pass per entrare. Non ci poteva entrare chiunque.

Artisticamente credo che quel posto mi abbia aiutato parecchio a trovare la tranquillità che serve per scrivere.

Fuori c’è un albero di arance… Nel mese che amo (settembre) ero pieno. Ne prendevo un paio, spremutazza (altre che tisane), chitarra e via. Ore e ore…

Ogni tanto ci torno. C’è una fila di videocassette (sob… passate di moda), qualche disegno sul muro, che a guardarli oggi è come vedere i miei passaggi da un’età ad un’altra, 2 chitarre rotte, scatoli che non voglio buttare, ma che non oso nemmeno aprire.

Questa stanza è strettamente connessa al testo di “7 miliardi” e ai successivi.

Fino a quest’estate ho vissuto un periodo di magra, musicalmente parlando, non riuscivo a scrivere, o meglio, non mi piaceva nulla di quello che scrivevo. Capita. Non ne faccio mai un dramma. Per mia fortuna ho dovuto passare qualche giorno in Sicilia e senza assolutamente chiederlo la “stanza fuori dal caos” ha fatto la sua magia svegliandomi in piena notte come tante altre volte e coprendomi con quella coperta che ti protegge da tutto quello che non va d’accordo con una penna. Ansia, fretta, frenesia e la peggiore delle streghe, la ricerca del consenso…

Si perché il rischio è sempre questo. Non scrivere ciò che si pensa, ma ciò che ti rende popolare… e fare la solita collezione di “mi piace” fine a stessa.

Che poi non ci vuole molto ad essere popolari oggi. Basta parlare male del Papa al primo maggio o fare il saluto fascista sotto la curva in qualche stadio che partono le ovazioni. Giusto per fare esempi bipartisan.

In fondo lanciare slogan dal palco non è così difficile.

La mia stanza speciale me l’ha ricordato. Mi ha ricordato che per anni ho scritto per il puro piacere di farlo.

Da quest’estate, ho ripreso a scrivere per come ritengo sia giusto farlo e quindi con piacere.

Di che parla “7 miliardi” ve lo dirò in un altro post… lo volevo scrivere ma mi sono perso… O forse ho già iniziato a farlo… In fondo parlare di un ambiente che genera una canzone è come cominciare a capirla no?

Bene… piacere d’avervi accolto per un attimo nella mia “stanza fuori dal caos”.

Buone vibrazioni

3 pensieri su “Quella stanza fuori dal caos – "7 miliardi"

  1. A. J. Giunta dice:

    Si perché il rischio è sempre questo. Non scrivere ciò che si pensa, ma ciò che ti rende popolare… e fare la solita collezione di “mi piace” fine a stessa.
    Mi era capitato anche a me di pensarlo in questi giorni.
    Piacere di averti letto!

  2. Pingback: Un alba con Charlie « Carlo Mercadante

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